Oranges et citrons confits – Scorze di arance o limoni confit Felder

Van proposti anche gli scacchi, secondo me, e questo appartiene senza dubbio alla categoria.
E’ una ricetta di quelle che non rifarò seguendo strettamente le indicazioni di Felder, nel suo libro Patisserie! libro che comunque vi consiglio. E’ pensata come una ricetta veloce, e che servirebbe soprattutto a fare una rapida provvista di canditi (senza il passaggio di finitura), qualora servissero per l’utilizzo per dolci.  Il problema è dato dal fatto che non si trovano agrumi tutto l’anno e men che mai non trattati, e quindi serve una conserva di maggior durata, oltre al resto.

Perché non la rifarò così com’è?
Perché – e qui vi riporto la ricetta così com’è proposta nel libro – la concentrazione dello sciroppo non mi pare appropriata né lo sciroppo è penetrato, come di dovere, nell’albedo, come si può vedere dalla foto.
Vedete?
Proprio non ci siamo. E continuerò a seguire la ricetta, felicemente sperimentata, di Sensational Preserves, questa qui.
mandarini confit Felder, che non rifarò
Mi riproponevo di sottoporre i vasetti a un processo di pastorizzazione, una volta pronti, per conservarli anche fuori dal frigorifero, ma non lo farò, né li farò asciugare per poi avvolgerli nello zucchero speziato (o meno).
Li userò alla veloce.

Ingredienti:

5 arance non trattate (io ho usato dei mandarini, 8 tardivi di Ciaculli)

300 g di zucchero semolato
50 cl di acqua minerale
1 cucchiaio da tavola di miele dal sapore non troppo pronunciato (o sciroppo di glucosio), io ho usato del miele di acacia-

Preparazione:

Lavare e spazzolare sotto acqua fresca corrente i frutti.

Aiutandovi con un piccolo coltello molto ben affilato rimuovete la scorza degli agrumi avendo cura di prelevare anche un po’ di polpa, ricordatevi, ciò facendo, che dovrete poi tagliare la scorza, sempre mantenendo la parte di polpa, in segmenti spessi circa 5 mm.
Provvedete a tagliare a strisce, come sopra descritto, la scorza.
Ora dovrete sbianchire la scorza, per rendere un po’ meno amari i canditi.
Fate bollire dell’acqua in una pentola, immergetevi i segmenti di scorza, far bollire 1 minuto, quindi sgocciolare.

Ripetete altre 2 volte, questo procedimento (ovviamente cambiando l’acqua) , così che in tutto i passaggi siano 3.
Ora realizzate uno sciroppo a partire dallo zucchero semolato (i 300 grammi) e dall’acqua minerale, che porterete a ebollizione.
Immergetevi le scorzette e far bollire 2 minuti.

Aggiungere il miele e poi trasferire le scorze e lo sciroppo a raffreddarsi in un contenitore di vetro resistente alle temperature (pulitissimo e preriscaldato) quello in cui le conserverete. Lasciate che il prodotto sia perfettamente raffreddato

Finitura, facoltativa,  per il colpo finale:

200 gr. zucchero semolato
1 cucchiaino da caffé cannella in polvere
1 bustina zucchero vanigliato

Procedimento per il colpo finale: sgocciolare le sole scorze (tenete lo sciroppo, assaggiatelo e vedrete che bontà) e posarle su una griglia, mescolate i due zuccheri e la spezie e avvolgetevi le scorzette. Fate seccare.

Per quanto riguarda i limoni, che non proverò ma di cui terrò in mente la fase finale di speziatura, la ricetta prevede ciò:

5 limoni non trattati
250 g di zucchero semolato
50cl di acqua minerale
1 cucchiaio da tavola di miele dal sapore non troppo pronunciato (o sciroppo di glucosio)

Procedimento:

Lavare e spazzolare sotto acqua fresca corrente i frutti.

Aiutandovi con un piccolo coltello molto ben affilato rimuovete la scorza degli agrumi avendo cura di prelevare anche un po’ di polpa, ricordatevi, ciò facendo, che dovrete poi tagliare la scorza, sempre mantenendo la parte di polpa, in segmenti spessi circa 5 mm.
Provvedete a tagliare a strisce, come sopra descritto, la scorza.
Ora dovrete sbianchire la scorza, per rendere un po’ meno amari i canditi.
Fate bollire dell’acqua in una pentola, immergetevi i segmenti di scorza, far bollire 1 minuto, quindi sgocciolare.

Ripetete altre 3 volte, questo procedimento (ovviamente cambiando l’acqua) , così che in tutto i passaggi siano 4.
Ora realizzate uno sciroppo a partire dallo zucchero semolato (i 250 grammi) e dall’acqua minerale, che porterete a ebollizione.
Immergetevi le scorzette e far bollire 2 minuti.

Aggiungere il miele e poi trasferire le scorze e lo sciropppo a raffreddarsi in un contenitore di vetro resistente alle temperature (pulitissimo e preriscaldato) quello in cui le conserverete. Lasciate che il prodotto sia perfettamente raffreddato prima di chiudere il vaso ermeticamente e conservare in frigorifero. Durata: due mesi
Finitura, facoltativa, per il colpo finale:

200 gr. Zucchero cristal – meno setacciato dello zucchero semolato
1 bustina zucchero vanigliato
1 cucchiaino da caffé di coriandolo in polvere

Procedimento:

sgocciolare le sole scorze (tenete lo sciroppo, assaggiatelo e vedrete che bontà) e posarle su una griglia, mescolate i due zuccheri e la spezie e avvolgetevi le scorzette. Fate seccare

No-knead bread 3) Pane senza impasto da pasta di riporto, cotto in pentola in ghisa in forno

dettaglio crosta

Considerazioni su due ricette, anzi non sulle ricette in sé ma su qualche fase di lavorazione.
Si tratta sempre di pani messi a cuocere in una pentola in ghisa, introdotta nel forno normale, a freddo, e fatta surriscaldare.
Le ricette sono due,  in una l’impasto parte dal lievito di birra, nell’altra da una porzione di pasta di riporto.
Ecco, per eccessiva timidezza verso un pignattone di ghisa ustionante, avevo cercato di cambiare la fase in cui, formata la pagnotta, si sarebbe dovuto avvolgerla in un telo, per l’ultima lievitazione, avendo cura di infarinarlo abbondantemente, e ponendo l’impasto con la chiusura verso il basso.
La chiusura si sarebbe rivolta verso l’alto al momento del rovesciamento dell’impasto nella pentola caldissima e così sarebbe rimasta in cottura.
In questo caso la chiusura dell’impasto si apre, in cottura, come previsto e con ottimo risultato.

pagnottone e alveolatura

Nelle ricette precedenti, citate,  ho provato a fare diversamente, disponendo la pagnotta, prima dell’ultima lievitazione, con la chiusura verso l’alto e su carta forno, introducendo poi nella pentola caldissima anche la carta forno e, ovviamente, non rovesciando la pagnotta.
Ma i risultati non sono quelli perfetti ottenuti procedendo secondo il metodo canonico , appunto quello di far lievitare la pagnotta nel classico telo infarinato per poi rovesciarla, da quello, nella pentola di cottura.  La pagnotta non si apre come dovrebbe, seguendo la chiusura effettuata in fase di formazione.
Penso proprio che, presa ormai confidenza con questo metodo (uso una pala da forno inserita da subito sotto il telo con la pagnotta in lievitazione) non lo abbandonerò più.
pane-foto-da-iphonePS qui ho impartito, quasi a 3/4 del tempo di lievitazione di massa, una serie di pieghe alla Hamelman (due, a distanza di un ‘ora l’una dall’altra)

No-knead bread 2) Pane senza impasto da pasta di riporto

Il tempo lavora per noi: io mi sono organizzata preparando l’impasto il mattino presto, quando i camini delle cucine dei ristoranti iniziano a fumare, e cuocendolo a notte fonda.

Così, per giunta, il pane riesce a raffreddarsi senza essere divorato ancora caldo ;-))

Il tempo lavora per noi

1 – Il primo impasto, il primo pane (normale, impasto diretto)

Di seguito vi piazzo gli ingredienti con cui ho preparato un impasto maggiore del solito per prelevarne una parte, appunto pasta di riporto, per lievitarne altri senza utilizzare il lievito di birra compresso, usato solo la prima volta:

750 gr. farina Rieper Etichetta Gialla (è una farina forte)
1,7 gr. instant yeast (lievito istantaneo = il nostro Mastro Fornaio) io 5 gr. di quello fresco, compatto
15 gr sale, misurato un po’ ad occhio.
600 gr. acqua
(ho ricavato, salvo la modifica in aumento del sale, i quantitativi mantenendo le percentuali della ricetta originale del NYT, citata qui:

No-knead bread) 

Seguite il procedimento descritto ricordandovi di prelevare, a lievitazione di massa avvenuta (e piegatura per formare la pagnotta), 225 gr. dell’impasto,

Pesando la pasta di riporto

che trasferirete in una busta oliata e capiente, in frigo, sul ripiano meno freddo (quello superiore)

Pasta di riporto

2 –  L’impasto con la pasta di riporto

Estraete un’ora prima di utilizzarla la pasta che avete messo nel frigo.

Ingredienti per l’impasto con pasta di riporto:

225 gr. di pasta di riporto
500 gr. farina
400 acqua tiepida
10-15 gr. di sale

Procedimento:

Sciogliete la pasta di riporto, sfilacciata a pezzotti, in un po’ dell’acqua prevista, seguite la ricetta del no-knead bread sostituendo al lievito di birra la pasta di riporto sciolta nell’acqua (e ovviamente aggiungendo il resto dell’acqua).  Ricordatevi di prelevare i 225 gr. per il prossimo impasto, esattamente come avete fatto in questo caso, conservandolo in frigo in un’ampia busta e procedete come per l’altra ricetta no-knead bread.

Ecco qua, pronto per essere gustato con la marmellata di arance amare, magari quella nuova fatta giorni fa, aromatizzata al coriandolo.

No knead bread con pasta di riporto

Budino di riso Asturiano Arroz con Leche Asturiano

Ho trovato questa ricetta cercando ispirazione per un dessert da potersi trasportare/servire in contenitori individuali, che prevedesse una cottura non necessariamente nel forno e nemmeno troppa attenzione da parte mia.

Eccovi un video molto ben fatto, con proporzioni diverse (la metà del riso sullo stesso quantitativo di latte, ovviamente il risultato è più cremoso) e qualche altra lieve differenza.

Qui potete seguire i passaggi (NB: il sale viene aggiunto alla fine) e cogliere pure il colpo finale, con la caramellizzazione a fiamma dello zucchero, in superficie, cosa che rende questo dessert ancora più buono (e bello) e profumato e gustoso.

L’idea era quella di utilizzare la slow cooker, questa la mia, che consiglio vivamente, quindi di preparare poche cose, impostare il timer e dimenticarmene, o quasi.
Così sono finita su questa pagina e l’esperimento, mi è piaciuto, compresa la mia personale variazione, diretta all’utilizzo liberatorio della slow cooker.

Ingredienti:

– 200 grammi di riso, io ho usato il riso Originario, che trovo adatto a questi dolci
– 250 grammi di zucchero (dopo la prima prova ne ho ridotto l’ammontare di circa un etto, mettendone 160 grammi)
– 50 gr di burro
– un litro e mezzo di latte intero
– due bastoncini di cannella
– La scorza di un grosso limone bio o non trattato, grattugiata
– Un pizzico di sale
– Cannella in polvere
– Un tocco di Anisette, se piace, io non l’ho usata perché non ne avevo, ma penso che ci starebbe bene.
Ho messo il riso per un po’ in ammollo in acqua fredda, con un po’ di sale, non che l’ammollo sia necessario ma io preferisco che il riso resti un po’ meno colloso e compatto.

Ho riscaldato brevemente il latte, evitando di portarlo a ebollizione, e l’ho quindi versato nella slow cooker, impostando su High e aggiungendo, dopo qualche tempo perché il latte riprendesse temperatura, il riso ben drenato, un pizzico di sale, la cannella in canna, la scorza del limone , (grattugiata evitando di intaccare l’albedo, che lascia un gusto amaro e, qui, spiacevole). Ho impostato il tempo su due ore a potenza Low. La cottura in un tegame normale, sul fornello, richiede da un’ora e mezza o due, a fiamma bassissima, a partire dal momento in cui si aggiunge il riso e gli altri ingredienti al latte – così sulla pagina da cui ho tratto la ricetta – ma io penso che il latte si asciugherebbe molto prima, provateci: ovviamente, bisogna star di guardia e mescolare spesso per evitare che il riso si attacchi sul fondo.

Una volta che la cottura lenta del riso sia in dirittura di arrivo e il riso ammorbidito, intorno alle due ore di cottura, si aggiungono il burro e lo zucchero e si mescola. Si continua a cuocere ancora per qualche minuto mentre zucchero e burro si fondono e il riso si trasforma in un  delizioso dessert cremoso e profumato, da consumarsi tiepido o freddo. Ovviamente, se si completa con lo zucchero caramellato a fiamma, il dessert richiede di essere dapprima refrigerato, e finito al momento di servire.
L’aroma e la consistenza migliorano entrambe se il dolce viene consumato dopo qualche ora, e quindi preparato, versato nei contenitori individuali, come preferisco fare io, e conservato in frigo.

No-knead bread 1) Pane senza impasto tradizionale

No-knead bread
Alveolatura e brunitura del pane

Non solo questo pane è senza impasto – viene sottoposto, infatti, a semplici operazioni di mescola e di piegatura – ma viene anche cotto in una pentola, fatta preriscaldare in forno, e chiusa da un coperchio.
Questa ricetta è stata largamente diffusa dal sito del New York Times ed eseguita felicemente da stuoli di panificatori, alle prime armi e non.
Io ho pensato che sarebbe stato utile ricavare le percentuali sul peso della farina, ed ecco di seguito i valori proposti dalla ricetta originale e dalla mia, che ho calcolato mantenendo le stesse percentuali di composizione, ad eccezione del sale, e portando a 500 grammi di farina i 430 originari. Penso che la prossima volta potrei tentare un quasi raddoppio dei quantitativi, unico limite la capienza della pentola.

Ingredienti:

430 gr. farina, io 500, Farina Rieper Etichetta Gialla
1 gr. instant yeast (lievito istantaneo = il nostro Mastro Fornaio) io 3-4 gr. di quello fresco, compatto
8 gr sale, troppo poco per me aumentando semplicemente in proporzione; io ne ho aumentato la % e ne ho usati 15 gr. per i 500 gr. di farina impiegati
345 gr. acqua, io 400

Qui la tabella con i miei calcoli delle percentuali sulla farina, se per caso vi interessasse lavorare su scala maggiore.
NB, ho mantenuto, nella tabella, i valori originari del sale.

Farina acqua sale lievito secco istantaneo lievito fresco compatto % acqua % sale % lievito secco istantaneo
430 345 8 1 3 80,23 1,86 0,23
500 401,16 9,3 1,16 3,48 80,23 1,86 0,23

Procedimento:

In una grande ciotola setacciare la farina, aggiungere il lievito, se usate quello istantaneo (Mastro Fornaio)  e il sale.
Se usate il lievito fresco compresso potreste dissolverlo nell’acqua (in un po’ di quella misurata)  aspettare che si attivi e aggiungerlo, con il resto dell’acqua, alla farina (io trovo comodo formare un incavo nella farina e accogliervi l’acqua, lontano dal sale, che posiziono ai margini, verso le pareti della ciotola).

Aggiunti i liquidi, mescolare usando o la mano come un gancio, ruotandola e coinvolgendo via via più farina intridendola di acqua oppure, cosa comodissima, usando una di quelle spatole con un lato curvo, di plastica, raccogliendo la farina dall’esterno e portandola al centro, ruotando via via la ciotola e ripiegando l’impasto in formazione su sé stesso per il tempo strettamente necessario ad amalgamare il tutto.
Fatto questo avrete un impasto molto appiccicoso.

Coprite la ciotola con un canovaccio imbevuto d’acqua e strizzato.
Lasciate riposare l’impasto per almeno 12 ore, preferibilmente circa 18, a temperatura ambiente. La lievitazione dipende, a parità di altri fattori, dalla temperatura iniziale di acqua e farina e dalla temperatura ambiente. Io durante la notte (ho preparato l’impasto nel tardo pomeriggio) in casa ho temperature non molto elevate, dovrete sperimentare voi, controllando l’esito.

La blobbazza della sera prima
L’impasto pronto per la piegatura

L’impasto è pronto quando la sua superficie è costellata di bolle, e non piccole, e ovviamente il volume è aumentato.

La blobbazza in espansione
La superficie a bolle dopo la lunga lievitazione

Infarinate leggermente il piano di lavoro; usando la spatola deponete l’impasto sul tavolo (è molto viscoso, non vi preoccupate).
Contrariamente a quanto scritto nella ricetta originale (cioè di cospargere di farina il lato superiore dell’impasto) evitate di aggiungervi farina e ripiegate l’impasto a mo’ di lettera da imbustare (in tre, intendo) prima in un senso e poi nell’altro.

La blobbazza messa in riga un pochetto, dopo la notte brava
La forma risultante dalle pieghe a tre

Lasciate riposare un quarto d’ora sotto un foglio di plastica per alimenti, liberamente sovrapposto.

Utilizzando il minimo di farina per evitare che l’impasto si attacchi alla superficie di lavoro o alle dita, delicatamente e rapidamente formate l’impasto a palla, infarinate generosamente un telo di cotone o lino – al posto della farina potreste usare crusca di frumento o farina di mais, io direi anche farina di semola di grano duro – e posatevelo con la chiusura dell’impasto verso il basso, cospargendolo con altra farina, crusca o farina di granturco o grano duro e ricoprendolo infine con un lembo del telo.

Nella mia esperienza con questo impasto ho visto che rimane troppo appiccicoso e non facile da trasferire nella pentola caldissima, così ho cambiato il procedimento, e metto l’impasto fatto a palla su carta forno e con la chiusura sopra. (Ma sono tornata sui miei passi e ho deciso che d’ora in poi resterò fedele al metodo classico, cioè quello descritto sopra, con lievitazione finale della pagnotta nel telo, chiusura disposta verso il basso, per i risultati vedere qui)

Coprite con un telo di cotone o lino (io con telo di lino inumidito ma non a contatto con l’impasto) e lasciate lievitare per circa 2 ore.
Quando il processo è terminato il volume dell’impasto sarà più del doppio in termini di dimensioni (il mio no, ho preferito infornare un poco prima) e la superficie, premuta con un dito, non riprende rapidamente la sua forma originaria.

Almeno mezz’ora prima (dice lui, io tre quarti d’ora, proprio per riscaldare al meglio la pentola in ghisa pesante) che l’impasto sia pronto, accendete il forno e portatelo a 250 ° C.  (nella ricetta originaria a 450° F = 232° C ). Io preferisco scaldare di più perché con l’apertura del forno la temperatura scende di molto, quindi inforno e solo dopo abbasso alla temperatura richiesta.
Inserite pertanto nel forno, perché si riscaldi, una pentola in ghisa, ghisa smaltata o con rivestimento inaderente, in pyrex o materiale ceramico da forno, con coperchio.  Io ne ho usata una in ghisa, con rivestimento inaderente, da 5 lt. Nella ricetta originale si preriscalda anche il coperchio (attenzione a sostituire i pomelli del coperchio, eventualmente in materiali non resistenti alle alte temperature del forno, con altri in acciaio o altro materiale idoneo) ma altrove ho letto che non è necessario.

Quando l’impasto è pronto, rimuovere con molta attenzione la pentola dal forno. Se avete adottato la soluzione della ricetta originale dovrete capovolgere l’impasto nella pentola, di modo d’avere la saldatura in alto, se avete fatto come me avrete già l’impasto con il lato della saldatura in alto e non avrete che da prendere i lembi della carta forno e porre l’impasto avvolto nella carta, direttamente com’è, nella pentola, carta forno compresa. Incoperchiate e cuocete per 30 minuti, io abbasso la temperatura a 230° C e la mantengo così.
Rimuovere il coperchio e cuocere altri 15 a 30 minuti, fino a quando pagnotta è più che dorata, direi di colore castano.
Io preferisco, dopo gli ulteriori 15 minuti, estrarre la pagnotta dalla pentola e continuare la cottura sulla griglia del forno.
E, una volta cotta, mi pare anche ottima cosa (ma sorvegliare) di lasciare ancora la pagnotta nel forno spento, sulla griglia, per una decina di minuti, la crosta risulterà più croccante. Raffreddare su una griglia.

*** AAA AGGIORNAMENTO ***
Ne ho fatto anche una versione utilizzando la pasta di riporto, la trovate qui.

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