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Confettura di zenzero in gelée di mele crabapple (sperimentale)

Confettura di zenzero
Confettura di zenzero in gelée di mele John Downie

Ieri preparavo una delle mie provviste di zenzero candito, provviste a cui faccio anche TROPPO onore, visto che ne vado matta, e stavolta l’ho fatta partendo da un kg. di zenzero pulito e affettato.

Affettato, appunto, e ho pensato di scegliere i pezzotti che meglio si fossero apprestati al taglio, lasciando gli altri, più piccoli o irregolari a un altro destino. Così, dopo aver rinunciato a grattugiarlo con una Microplane non a questo destinata e tentato invano di tagliarli à julienne nel foodprocessor (errore: con le fibre del rizoma l’accessorio ha visto le sue lame presto occluse), mi sono arresa e ho continuato a mano: julienne fine fine di brevi segmenti per un totale di:

600 gr. zenzero pelato, a cui si aggiunsero, in tempi diversi:

140 gr. acqua

430 gr. zucchero

240 gr. gelée di mele (la mia al 70% di zucchero, mele malus john downie, acerbe)

L’esperimento consisteva nel coniugare la ricetta di una cara amica, che sta in un libro vivamente consigliato: Dolci ad occhi chiusi, con una gelée di mela che arriva da antiche tradizioni e il cui utilizzo come fonte di pectina home made è stato molto diffuso in questi tempi, tra gli altri, da Christine Ferber, alle cui proporzioni ho fatto riferimento per la quantità da addizionare.

Come ho fatto?

Ho fatto sobbollire a fuoco dolcissimo per un bel pezzo, in pentola coperta, lo zenzero, l’acqua e lo zucchero, dopo aver curato che lo zucchero fosse perfettamente disciolto prima di giungere all’ebollizione. Diciamo che ci sono voluti 40 minuti per ammorbidire lo zenzero (eventualmente aggiungete acqua calda, se lo zenzero resistesse). Poi ho aggiunto la gelée e ho alzato la fiamma, portando in breve alla densità ottimale. E ho invasato a caldo.

Faccio notare che ho resistito un giorno prima di assaggiare :-)) e, sottolineata la mia disciplina, direi che:

1) non occorre, come pensavo, tramortire preventivamente lo zenzero facendolo bollire per 5 minuti in acqua (magari ripetendo l’operazione cambiando l’acqua)

2) non mi piace l’accostamento con la gelée di mele: nonostante le mele fossero melette acerbe, e del malus john downie, e la gelée di un bel gusticino di suo la conserva risulta troppo dolce, penso che se rifarò, come rifarò senz’altro, confetture di zenzero saranno associate ad altri sapori, asprigni, come quello di limoni, arance, arance amare. E naturalmente rifarò la meravigliosa Cotogne con zenzero fresco e candito.

3) mi correggo e rivedo il punto 2). Ho assaggiato troppo presto, ci sta bene quella gelée insieme e il tutto non è troppo dolce. (chiedo venia a chi mi avesse letto prima)

MA IN CORNICE MI DEVO METTERE CHE:

MAI PIU’ GELEE CON MENO DEL 100% ZUCCHERO FRUTTA.

(perché quella al 70% ha comportato una cottura più prolungata e non ha né colore né splendore gustativo come le altre al 100%)

.

Cotogne allo zenzero fresco e candito Ferber Mes Confitures

 

cotogne al rush finale

Coings et gingembre frais et confit Ferber Mes Confitures

1 kg. di mele o pere cotogne (600 gr netti)

600 gr. (60 cl.) di succo di cotogne

700 gr. di zucchero semolato

il succo di un piccolo limone

100 gr. di zenzero candito tagliato a dadini

50 gr. di zenzero fresco grattugiato

Passare le cotogne con un panno per rimuovere la peluria che le ricopre. Sciacquarle, pelarle, levare il picciolo, quello che resta del fiore e le parti dure.

Tagliarle in 8 spicchi, levare il torsolo e i semi

(Il torsolo, la buccia e i semi servono anche per fare il succo di cotogne).

In una casseruola riunire, mescolando bene, gli spicchi di cotogne, lo zucchero, lo zenzero fresco grattugiato, il succo di cotogne, il succo di limone. Portate lentamente a ebollizione e mantenete la cottura  a fuoco basso per 10 minuti. Schiumate accuratamente. A questo punto gli spicchi dovrebbero essere teneri.

Unite lo zenzero candito, riportate a ebollizione mescolando delicatamente.

zenzero candito tagliato a dadini

Schiumate ancora se è il caso, Continuate a cuocere per altri 5 minuti circa, a fuoco vivo, mescolando. Verificare la consistenza e invasare a caldo.

Chutney di limoni Ferber

chutney di limoni
Chutney di limoni Ferber Larousse des confitures

900 gr. di limoni non trattati
200 gr. di cipolle bianche
30 gr. di sale fino
40 cl. di aceto di mele
400 gr. di zucchero semolato
120 gr. di uva passa (mi sono risolta per metà sultanina e metà Corinto)
1 cucchiaio da caffè di zenzero
in polvere (ho misurato 1/2 tsp metrico)
½ cucchiaio da caffè di pepe di cayenna (1/4 tsp metrico)
 
Primo giorno:
 
Spazzolare i limoni sotto l’acqua fredda corrente (io uso uno spazzolino di saggina e mi ci trovo benissimo) e
asciugarli per bene. Rimuovere la prima scorza, solo il giallo (se a qualcuno interessa mostrerò un utilissimo aggeggio con cui si pelano anche pomidoro e peperoni) e mettere da parte.
Mondare e tagliare finemente le cipolle.
A strati alterni (salati) mettere le scorze e le cipolle in una terrina non di metallo e lasciar macerare coperto e al fresco fino al giorno dopo (almeno 12 ore).
Spremere i limoni e riservare il succo in una bottiglia pulitissima (tappare e refrigerare)
 
Secondo giorno
 
Utilizzando un colino fine sciacquare in acqua fresca corrente ciò che si è messo sotto sale il giorno
prima. Sminuzzare (hacher) le scorzette di limone. Nel frattempo io metterei lo zucchero a scaldare, nel forno al minimo della temperatura (50 gradi), la Ferber non menziona questo passaggio, e trarrei dal frigorifero il succo di limone, perché si acclimati almeno un poco.
Mescolare l’aceto e lo zucchero in una pentola che conterrà infine il tutto, a fuoco dolce far sciogliere lo zucchero perfettamente, sempre mescolando. Aggiungere il succo di limone, le cipolle e le scorze di limone, l’uva passita e le spezie.
Tratto lo zucchero dal forno, se ce l’avete messo a riscaldarsi, metteteci (se già non ci sono) i vasetti pulitissimi e alzate la temperatura a 140 gradi, per sicurezza.
Cuocere a fuoco dolce per una quarantina di minuti, dice la Ferber – ma per me si tratta di un’ora abbondante – mescolando senza sosta, fino a che la preparazione inspessisca. Nel frattempo tenete d’occhio la temperatura del forno e spegnetelo, dopo che almeno per un quarto d’ora i
vasetti vi siano rimasti a 140 gradi (imposto a 140 solo per prudenza), e mettete a bollire i coperchi.
Quando l’evaporazione sia sufficiente e il composto vi paia essere di una giusta densità spegnete e invasate a caldo.
Stagionare almeno per due mesi prima del consumo. Gli è che assaggiandolo ancora caldo mi sa che non stagionerà tanto a lungo. Nemmeno l’almeno!
La Ferber consiglia di far marinare des brochettes des volaille (spiedini di pollo per esempio, o altri volatili) nel succo di limone e di servirle, condite con olio di oliva e profumate con qualche foglia di menta, con un poco di questo chutney. Un chutney completamente diverso, sebbene sempre con i limoni per protagonisti, lo trovate qui.
Vi prendesse vaghezza di un chutney all’arancia, sempre della Ferber e dal Larousse des confitures lo trovate qui.

Chutney all’arancia

Chutney all'arancia Ferber Larousse des confitures

Chutney à l’orange Ferber Larousse des confitures

Vasetti tutti in fila in attesa delle etichette 🙂

Si fa velocemente e le bucce delle arance, se non sono trattate, si possono candire: in questo caso io taglio i frutti a metà per il lungo e poi a quarti e rimuovo la scorza così che si possano fare dei canditi in gran pezzatura, secondo me i migliori. Una tra le molte ricette la trovate qui (si tratta di scorze di arancia speziate e candite ma è la prima volta che la provo e non ne conosco ancora i risultati finali).

1 kg. arance (io ho usato Washington Navel, di Arance da gustare  (*) ché quelle avevo,
molto succose e chiare)
250 gr. cipolle (avrei preferito usare cipolle bianche
francesi, quelle doux de Cevennes, ma ne avevo di gialle, ne ho usata una)
450 gr. di datteri freschi
60 cl. aceto di vino bianco
2 cucchiaini da caffè di zenzero in polvere
2 cucchiaini da caffè di coriandolo in polvere

Questa volta è meno precisa, la Christine Ferber, che di solito da conto del peso equivalente nettato.
Ho ripesato gli ingredienti e per questo giro ho:
582 gr. di arance e succo, 240 gr. di cipolla, 417 di datteri.

Pelare le arance (io ho fatto come sopra per ottenere le scorze da candire, dopo averle ben spazzolate sotto l’acqua corrente) e
rimuovere tutta la pelle bianca, tagliarle a pezzi, conservando il succo in un recipiente sottostante,  eliminando i semi (le mie arance non ne avevano). Una ricetta per candire le scorze di agrumi la trovate qui.
Mettere in una casseruola. Pelare e triturare finemente le cipolle. Snocciolare i datteri tagliandoli in due e ridurli in piccoli pezzi.
Mettere tutti gli ingredienti, spezie incluse (io non ho idea della capienza dei cucchiaini da caffè francesi così mi sono regolata con
mezzo tsp (metrico) =  1 cucchiaino da caffè , giusto per avere una misura costante quando assaggerò il chutney maturato).
Portare a ebollizione e lasciar cuocere a fiamma dolce per almeno un’ora, di modo da far ridurre e inspessire il preparato.
Quando il liquido sarà sufficientemente evaporato rimuovere dal fuoco e invasare, incoperchiare a caldo e lasciare macerare da un mese a
due prima di consumare.Se voleste sperimentare un chutney di limoni, sempre della Ferber e sempre dal Larousse des confitures lo trovate qui.

(*) Washington Navel (da qui)

La varietà Washington Navel è conosciuta anche con il nome di “Brasiliano”, poiché questa cultivar di arancio arriva da Bahia, in Brasile. Queste arance sono per diffusione le seconde coltivate al mondo, dopo la varietà Valencia; in Italia vengono coltivate soprattutto nella Sicilia occidentale, in Puglia, Sardegna e nel Metaponto. Le arance Washington Navel sono di pezzatura elevata e presentano una forma sferica, leggermente ellittica o ovoidale; maturano dalla metà di dicembre sino a marzo. Caratteristica tipica delleWashington Navel, così come delle altre varietà ombelicate, è la presenza dell’ombelico di dimensioni variabili, che può presentarsi anche chiuso. Le arance Washington Navel si distinguono dalle “cugine”Navelina per le dimensioni maggiori; la loro buccia è di medio spessore, di colore arancio intenso e grana medio-fine, ed il contenuto di succo è elevato. La polpa è croccante e dal sapore gradevole, non troppo acido, dal colore arancio intenso che varia a seconda del grado di maturazione.

Nota di assaggio a caldo: la Ferber lo consiglia con anatra arrosto o per deglassare la padella in cui siano stati cotti dei magret, io penso che starebbe bene anche accostato ad arrosto di maiale o, forse, a riso al curry con gamberetti.

Marmellata di Clementine Ferber Mes Confitures

marmelade de clementines Ferber day one
 
 
 
Ferber consiglia di scegliere clementine a buccia molto sottile e credo abbia ragione, tuttavia io al momento ho in casa della clementine San Francesco, non trattate, e vorrei provare ugualmente. Anche rispetto al taglio non si riesce, con questo tipo di frutto, ad affettare sottilmente, come la ricetta prescrive.
 
 
800 grammi di clementine non trattate
700 gr. di zucchero cristallizzato
il succo di due piccoli limoni
400 grammi di gelée di mele verdi
 
Non ho gelée di mele verdi (nel senso di mele malmature) ma ho la mia rosseggiante gelée di mele John Downie, acerbissime, vera e propria fonte di pectina. Diversamente dalle indicazioni delle Ferber in questi casi, è fatta con zucchero pari al 70% del peso del succo.
 
E’ una conserva in tre giorni.
 
Primo giorno.
Sciacquate  e spazzolate le clementine, e asciugate, si tagliano a rondelle molto fini, da tagliarsi ulteriormente in metà e quarti, dopo aver rimossi gli eventuali semi. Si riuniscono tutti gli ingredienti, tranne la gelée, nella pentola da marmellate, mescolando molto accuratamente, e si tiene il fuoco basso, controllando la soluzione dello zucchero, fino al primo fremito di bollore.
La foto d’apertuna  illustra questo momento. Si toglie allora dal fornello e si versa il tutto in una terrina.
Coperta da carta forno la nostra preparazione sarà lasciata macerare al fresco per una notte.
 
Secondo giorno
Ove si porterà nuovamente a bollore questa cottura e la si verserà nuovamente in una terrina a macerarsi per una notte ancora
 
Terzo giorno
Versare il preparato nella pentola da marmellate, aggiungere la gelée e portare a ebollizione mescolando con delicatezza. Schiumare e
mantenere la cottura a fuoco vivo da cinque a dieci minuti mescolando in continuazione. Verificare la consistenza, invasare a caldo.
Mi piace molto vedere che cosa bolle in pentola in altri paesi (con la stessa ricetta). Per questa ho trovato questo link.