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Scorze candite di Pompelmo o altri agrumi, da Preserving, di Oded Schwartz

Scorze candite di pompelmo rosa
E’ la volta dei pompelmi, rosa, di Nadia Cavallaro, la mia pusher di agrumi non trattati, ottimi, che illumina la nostra stagione fredda a partire dalle prime consegne, a ottobre-novembre.
Ho voluto provare una ricetta di canditi diversa da quella più ortodossa, consistente nell’immersione delle scorze, dopo un trattamento iniziale, in sciroppi di densità via via maggiore. Il libro da cui è tratta è un mai abbastanza lodato testo di ottime conserve: Preserving, di Oded Schwartz, di cui consiglio senza dubbio l’acquisto, finché ancora si trova in commercio.

Scorze candite di pompelmo rosa

Sono grandi e corposi di scorza, questi miei, nemmeno tanto spessa trattandosi di pompelmi, e dalla polpa strepitosamente colorata e buona.
Proponendomi di fare i canditi penso che mi metterò al lavoro per utilizzare il resto del frutto, e ho già qualche idea che mi frulla per la testa.

Torniamo a noi, ingredienti:

1 kg di scorza di pompelmi, compreso l’albedo, non trattati.
1 kg di zucchero semolato
350 ml di acqua
Il succo di 1/2 limone e un cucchiaio di miele fluido (aggiunte mie)

Dei miei pompelmi rosa, veramente grandi, ne ho utilizzati 5 più un po’ di scorza che avevo messo in frigo ieri, dopo averne consumato il frutto.  Spazzolate i frutti sotto acqua corrente, asciugateli e rimuovete la scorza tenendo presente che vorrete, immagino, ottenere delle striscioline candite: vedete voi come organizzare il taglio, del resto semplicissimo, dei segmenti che poi affetterete.

Io ho usato una di quelle pentole con scolapasta incluso mettendo  le scorze tagliate a strisce nella parte con funzione di scolapasta, a sua volta inserita nella pentola. Ho coperto d’acqua fredda e portato a bollore, sobbollendo per una decina di minuti; è stato semplicissimo, dopo quel tempo, drenare le delicate scorze, sollevando lo scolapasta e raffreddarle sotto il getto (delicato) dell’acqua fredda.
Vuotato il recipiente principale, ho di nuovo inserito lo scolapasta con le scorze, coperto di acqua il tutto e sobbollito per una ventina di minuti.
(per queste operazioni ho usato una griglietta, al fine di mantenere le scorze sotto l’acqua,  ma senza compressione di rilievo).
Drenate ancora le scorze, vuotata la pentola e raffreddata sotto acqua fredda, ho rimesso il colapasta al suo posto e coperto di acqua fredda.
Macerazione di 24 ore (io cambiando l’acqua 4 volte)

Drenate le scorzette. Mettete in una pentola capiente, possibilmente larga e non troppo alta, lo zucchero e l’acqua,  il miele e il succo del limone; io ho usato una grande rostiera-pescera in acciaio inox, da potersi usare anche in forno, poi vi dirò perché. E’ uno sciroppo in partenza già parecchio denso, mi raccomando di farlo sciogliere completamente prima che il liquido raggiunga l’ebollizione.
Versateci le scorze, fate riprendere il bollore e riducete drasticamente la fiamma: il processo deve avvenire lentamente.
Fate sobbollire per un’ora – un’ora e mezza fino a quando le scorze saranno traslucide e gran parte dello sciroppo assorbito. Mescolate spesso e con delicatezza.

Io ho usato – visto che l’avevo acceso per sterilizzare i vasetti – il forno per la fase finale di canditura; era impostato a 150 gradi, ci ho messo dentro la pentolazza, in cui già lo sciroppo si era piuttosto ridotto, e l’ho tenuto così un pochetto, abbassando in seguito. Niente niente male: l’ho felicemente utilizzato così per poter portare i miei cani a spasso mentre la canditura procedeva, appunto, in forno, e al ritorno ho trovato praticamente tutto pronto (per non rischiare m”ero tenuta indietro nei tempi e settato il forno per lo spegnimento automatico).

Ho spento il forno, prelevato con la schiumarola e scolato le scorze per la parte che mi stava sulle gratelle e ve le ho messe ad asciugare/scolare, ogni gratella su una teglia del forno.
L’altra parte, attraverso un imbuto per conserve. l’ho invasata nei vasi sterili e caldi, incoperchiando coi coperchi pulitissimi e asciutti. Usate vasi di grandezza adeguata: sono pur sempre striscioline di scorza da mantenere come sono.

Scorze di pompelmo rosa candite sciroppate

Nel frattempo il forno, avendo raggiunto, in discesa, una temperatura non troppo elevata, ha potuto accogliere le gratelle con le scorze e le ho messe lì ad asciugarsi (sempre con le teglie di sotto, a raccogliere eventuale sciroppo in eccesso). Ho inserito la funzione di ventilazione e lasciato tutta la notte, con sportello socchiuso, le scorze ad asciugarsi in forno.
L’indomani, controllata per bene l’asciugatura delle scorze, le ho passate in un mix a prevalenza di zucchero semolato con zucchero vanigliato (fatto io, non schifezze con la vanillina), e le ho rimesse nel forno, ventilato ma senza calore, con lo sportello semichiuso.

scorze pompelmo candite finite

Ricordatevi che potreste speziare lo zucchero, in questa fase finale, come meglio credete, la resa è splendida e con il pompelmo il coriandolo ci sta una meraviglia.

Li metterete in contenitori; io uso questi vasi, in cui li colloco in strati separati da carta forno, così:

Mangiami!

Alla riapertura successiva del vaso vi diranno “Mangiami!”, sappiatelo.

Profumo!

Eccoli infine qui, sfacciatamente belli nel sole del tramonto, a Venezia. Giunti dal podere di Nadia, raccolti e imballati con le sue mani, con l’affetto che conosco e ricambio.

dalla Sicilia a San Marco

Yogurt celestiali :-)

Yogurt celestiali, anche noti semplicemente come “I celestiali”, secondo la mia amica Barbara ;-).
Amati molto, questi yogurt, pure dalla cara Delfina e da una turba di ospiti a casetta mia, vicino a San Marco, con Mori della Torre e Campanile a segnare le ore del giorno.

La "piccola" colazione

Per i celestiali, però, in genere le ore di euforia sono quelle della notte: 8 ore di baldoria e grandi amplessi nel tepore del latte in yogurtiera, in vasetti da incoperchiare e riporre in frigo a stabilizzarsi al freddo l’indomani mattina.

Come comincia la vicenda?

Si parte dal latte: quello che vi pare purché di buona qualità, io lo preferisco fresco e intero, e altrettanto per lo yogurt, e prediligo lo yogurt FAGE perché ha più varietà di fermenti rispetto ad altri, in particolare il Lactobacillus casei, e lo yogurt ne risulta più compatto e di ottimo gusto.
Purtroppo quando sono a Venezia non trovo il meraviglioso latte dell’Alto Adige però alla Coop (Adriatica) c’è un latte di montagna molto molto buono, a marchio Fior Fiore Coop, con cui gli yogurt riescono celestiali, appunto.
Faccio gli yogurt solo se trovo quello, e ve lo fo vedere:


Di yogurtiere ne ho più di una ma quella che preferisco, perché mi consente di lavorare più di due litri di yogurt alla volta, a partire da due litri di latte più il contenuto di una confezione di yogurt greco Fage, è questa , ottima e compatta, che fa anche certi formaggini niente male. Io uso vasetti in vetro che riciclo, che adopero anche per le conserve, comprando i coperchi nuovi. Me ne stanno molti, dieci delle dimensioni di 190 ml, tutti uguali (1900 ml) o altri che mi permettono di lavorare in tutto un po’ più di due litri di yogurt lavorati in un colpo solo. Di solito preparo il tutto di sera per potere, otto ore dopo, mettere in frigo il tutto.

Ingredienti:

2 lt di latte (il mio intero e fresco)
1 vasetto yogurt intero FAGE , e se avete tempo tiratelo fuori dal frigo un po’ prima della preparazione.

Carabattole per fare gli yogurt (e momentaneo macello in cucina):

Backstage of "Per due litri di yogurt"

Procedimento:

Portate il latte, in un recipiente pulitissimo, di acciaio inox o smaltato, a un’ottantina di gradi. Ultimamente uso una pentola a pressione (in questo caso non a pressione) elettrica, Instant Pot, con cui potreste non solo scaldare il latte con funzione apposita, ma pure fare lo yogurt con altra funzione, una volta che il latte si sia intiepidito. Io preferisco scaldarlo nella Instant Pot ma, poi, procedere con la yogurtiera.
Vi consiglio, se scaldate in latte in pentole normali, un piccolo accessorio in vetro pirofilo per limitare i rischi di fuoriuscita del latte: è come un disco spesso, sagomato, che si muove quando il latte raggiunge certe temperature e, in questo modo, un poco lo scuote e rallenta il famoso processo dell’eruzione del latte su fornello, che avviene immancabilmente quando perdete di vista la pentola, magari per buttare un’occhio “un momentino soltanto” su Facebook. E noi sappiamo che la misurazione dei momentini su FB non è esattamente quella standard del sistema solare. Ma la tecnologia ci soccorre: se sono occupata in altre faccende non in cucina uso un termometro a sonda che adopero per molte cose: ha un allarme impostabile per il raggiungimento della temperatura selezionata (in riscaldamento) e anche un secondo allarme, indipendente, che suona, in fase di raffreddamento, al raggiungimento della temperatura impostata.

Riscaldato in questo modo il latte, avrete eliminato microorganismi antagonisti ai fermenti, ora dovrete soltanto aspettare che raggiunga una temperatura non letale per quelli che sono contenuti nel vasetto dello yogurt FAGE, cioè 38 – 40 gradi.

Una volta raffreddatolo, filtrate il latte, di modo da evitare che residui della pellicola, formatasi durante la fase precedente, vengano convogliati nello yogurt in preparazione.

Stemperate lo yogurt FAGE dapprima in pochi cucchiai di latte, rendendolo omogeneamente più scorrevole e via via portatelo a soluzione completa nel latte. Usate una frusta ma badate a non arieggiare il composto.

Se volete potreste aggiungere un cucchiaio o due di latte in polvere, ciò che renderà più denso il prodotto finale. Tenete presente che il gusto si altera un poco: il latte in polvere conferisce un leggero sapore che direi simile a quello delle caramelle Galatine. Io lo preferisco senza questa aggiunta ma non vi resta che provare e vedere se la cosa sia di vostro gusto.

Invasate i futuri celestiali nei contenitori di vetro, senza incoperchiarli, e inseriteli nella yogurtiera, impostando il timer a otto ore. Almeno in questa stagione io faccio così.

Se li voleste più asprigni, acidini, non avrete che da aumentare il tempo di maturazione. Fate qualche prova partendo dalle otto ore e confrontando sempre con il latte eventualmente di diverse marche e solo nella stessa stagione (le vacche non mangiano le stesse cose tutto l’anno).

A fine processo incoperchiate i vasetti e metteteli in frigorifero a consolidarsi.

SONO TANTO TANTO TANTO BUONI e sono veramente economici. Qualcuno li prepara (pure io, a volte) utilizzando un thermos preriscaldato, oppure nel forno con la lampadina accesa, o utilizzando il forno a fine cottura (ovviamente tiepidissimo, altrimenti la temperatura ammazzerà i potenziali genitori dello yogurt home made). Tutto questo è molto trendy, molto commovente, molto green MA gli yogurt di ottima qualità, soprattutto se si ama il gusto dolce, richiedono una temperatura costante e, tutti, dimenticavo di farvelo notare, di non esser scossi durante la fase riproduttiva dei fermenti. Inoltre la yogurtiera consuma esattamente, o anche meno mi sa, della lampadina del forno e la temperatura è più elevata, perché così deve essere, oltre che stabile.

Ecco qua un celestiale pronto al sacrificio:

Celestiali (yogurt) e cherubini (marmellate e gélée)

Se voleste divertirvi con yogurt e marmellate e farvi un inedito simil sgroppino, guardate mo’ cosa potreste fare con l’aggiunta un un po’ di seltz.

yogurt marmellata seltz

O con la Oxford marmalade, direttamente in vaso 🙂

Oxford marmadale & yogurt

Con la polvere di agrumi?

yogurt polvere di agrumi

O il tè alla polvere di agrumi?

polvere di agrumi col te

Per non dire delle varie marmellate di mandarini, per esempio,

Marmellata di mandarini

o delle predilette gélée, aromatizzate alla rosa, al pistacchio, al rosmarino ecc., che con lo yogurt si sposano perfettamente.
Naturalmente devono superare severissimi controlli di qualità, come vedete.

Petta, petta, Mamy ché ti aiuto io, qu

Digestivo analcoolico, o anche intermezzo, come il sorbetto, o meglio lo sgroppino, tra le portate

(ma dipende dal tipo di marmellata, ovviamente)

yougurt marmellata seltz

Da un libro di culto per generazioni di appassionati di cucina, intramontabile, Il talismano della felicità, di Ada Boni, un’originale utilizzo dei nostri yogurt home made (posterò il procedimento che seguo io nel farli, sempre con ottimi risultati e con minime avvertenze) e delle nostre marmellate.
E’ tutto semplicissimo: mescolate accuratamente pari volume di yogurt e di marmellata e mettete in ghiaccio (è sufficiente lo scomparto del ghiaccio di un frigo normale, ma se volete mettetelo nel freezer – ovviamente controllandone la solidificazione – andrà benissimo.)
In questo caso ho usato della marmellata di mandarini (seguirà ricetta) e dello yogurt di casa (idem).
Al momento di servire fate come fareste con uno sgroppino ma senza alcoolici e con un bello spruzzo di seltz.
La presentazione sarà molto più elegante – a differenza della mia 🙂 – se raffredderete per bene i bicchieri prima di servire ed userete il più piccolo dosatore da gelato per formare una minuta pallina con la crema.
Giocate sui colori!
Cin cin!
yogurt marmellata seltz

Oranges et citrons confits – Scorze di arance o limoni confit Felder

Van proposti anche gli scacchi, secondo me, e questo appartiene senza dubbio alla categoria.
E’ una ricetta di quelle che non rifarò seguendo strettamente le indicazioni di Felder, nel suo libro Patisserie! libro che comunque vi consiglio. E’ pensata come una ricetta veloce, e che servirebbe soprattutto a fare una rapida provvista di canditi (senza il passaggio di finitura), qualora servissero per l’utilizzo per dolci.  Il problema è dato dal fatto che non si trovano agrumi tutto l’anno e men che mai non trattati, e quindi serve una conserva di maggior durata, oltre al resto.

Perché non la rifarò così com’è?
Perché – e qui vi riporto la ricetta così com’è proposta nel libro – la concentrazione dello sciroppo non mi pare appropriata né lo sciroppo è penetrato, come di dovere, nell’albedo, come si può vedere dalla foto.
Vedete?
Proprio non ci siamo. E continuerò a seguire la ricetta, felicemente sperimentata, di Sensational Preserves, questa qui.
mandarini confit Felder, che non rifarò
Mi riproponevo di sottoporre i vasetti a un processo di pastorizzazione, una volta pronti, per conservarli anche fuori dal frigorifero, ma non lo farò, né li farò asciugare per poi avvolgerli nello zucchero speziato (o meno).
Li userò alla veloce.

Ingredienti:

5 arance non trattate (io ho usato dei mandarini, 8 tardivi di Ciaculli)

300 g di zucchero semolato
50 cl di acqua minerale
1 cucchiaio da tavola di miele dal sapore non troppo pronunciato (o sciroppo di glucosio), io ho usato del miele di acacia-

Preparazione:

Lavare e spazzolare sotto acqua fresca corrente i frutti.

Aiutandovi con un piccolo coltello molto ben affilato rimuovete la scorza degli agrumi avendo cura di prelevare anche un po’ di polpa, ricordatevi, ciò facendo, che dovrete poi tagliare la scorza, sempre mantenendo la parte di polpa, in segmenti spessi circa 5 mm.
Provvedete a tagliare a strisce, come sopra descritto, la scorza.
Ora dovrete sbianchire la scorza, per rendere un po’ meno amari i canditi.
Fate bollire dell’acqua in una pentola, immergetevi i segmenti di scorza, far bollire 1 minuto, quindi sgocciolare.

Ripetete altre 2 volte, questo procedimento (ovviamente cambiando l’acqua) , così che in tutto i passaggi siano 3.
Ora realizzate uno sciroppo a partire dallo zucchero semolato (i 300 grammi) e dall’acqua minerale, che porterete a ebollizione.
Immergetevi le scorzette e far bollire 2 minuti.

Aggiungere il miele e poi trasferire le scorze e lo sciroppo a raffreddarsi in un contenitore di vetro resistente alle temperature (pulitissimo e preriscaldato) quello in cui le conserverete. Lasciate che il prodotto sia perfettamente raffreddato

Finitura, facoltativa,  per il colpo finale:

200 gr. zucchero semolato
1 cucchiaino da caffé cannella in polvere
1 bustina zucchero vanigliato

Procedimento per il colpo finale: sgocciolare le sole scorze (tenete lo sciroppo, assaggiatelo e vedrete che bontà) e posarle su una griglia, mescolate i due zuccheri e la spezie e avvolgetevi le scorzette. Fate seccare.

Per quanto riguarda i limoni, che non proverò ma di cui terrò in mente la fase finale di speziatura, la ricetta prevede ciò:

5 limoni non trattati
250 g di zucchero semolato
50cl di acqua minerale
1 cucchiaio da tavola di miele dal sapore non troppo pronunciato (o sciroppo di glucosio)

Procedimento:

Lavare e spazzolare sotto acqua fresca corrente i frutti.

Aiutandovi con un piccolo coltello molto ben affilato rimuovete la scorza degli agrumi avendo cura di prelevare anche un po’ di polpa, ricordatevi, ciò facendo, che dovrete poi tagliare la scorza, sempre mantenendo la parte di polpa, in segmenti spessi circa 5 mm.
Provvedete a tagliare a strisce, come sopra descritto, la scorza.
Ora dovrete sbianchire la scorza, per rendere un po’ meno amari i canditi.
Fate bollire dell’acqua in una pentola, immergetevi i segmenti di scorza, far bollire 1 minuto, quindi sgocciolare.

Ripetete altre 3 volte, questo procedimento (ovviamente cambiando l’acqua) , così che in tutto i passaggi siano 4.
Ora realizzate uno sciroppo a partire dallo zucchero semolato (i 250 grammi) e dall’acqua minerale, che porterete a ebollizione.
Immergetevi le scorzette e far bollire 2 minuti.

Aggiungere il miele e poi trasferire le scorze e lo sciropppo a raffreddarsi in un contenitore di vetro resistente alle temperature (pulitissimo e preriscaldato) quello in cui le conserverete. Lasciate che il prodotto sia perfettamente raffreddato prima di chiudere il vaso ermeticamente e conservare in frigorifero. Durata: due mesi
Finitura, facoltativa, per il colpo finale:

200 gr. Zucchero cristal – meno setacciato dello zucchero semolato
1 bustina zucchero vanigliato
1 cucchiaino da caffé di coriandolo in polvere

Procedimento:

sgocciolare le sole scorze (tenete lo sciroppo, assaggiatelo e vedrete che bontà) e posarle su una griglia, mescolate i due zuccheri e la spezie e avvolgetevi le scorzette. Fate seccare

No-knead bread 3) Pane senza impasto da pasta di riporto, cotto in pentola in ghisa in forno

dettaglio crosta

Considerazioni su due ricette, anzi non sulle ricette in sé ma su qualche fase di lavorazione.
Si tratta sempre di pani messi a cuocere in una pentola in ghisa, introdotta nel forno normale, a freddo, e fatta surriscaldare.
Le ricette sono due,  in una l’impasto parte dal lievito di birra, nell’altra da una porzione di pasta di riporto.
Ecco, per eccessiva timidezza verso un pignattone di ghisa ustionante, avevo cercato di cambiare la fase in cui, formata la pagnotta, si sarebbe dovuto avvolgerla in un telo, per l’ultima lievitazione, avendo cura di infarinarlo abbondantemente, e ponendo l’impasto con la chiusura verso il basso.
La chiusura si sarebbe rivolta verso l’alto al momento del rovesciamento dell’impasto nella pentola caldissima e così sarebbe rimasta in cottura.
In questo caso la chiusura dell’impasto si apre, in cottura, come previsto e con ottimo risultato.

pagnottone e alveolatura

Nelle ricette precedenti, citate,  ho provato a fare diversamente, disponendo la pagnotta, prima dell’ultima lievitazione, con la chiusura verso l’alto e su carta forno, introducendo poi nella pentola caldissima anche la carta forno e, ovviamente, non rovesciando la pagnotta.
Ma i risultati non sono quelli perfetti ottenuti procedendo secondo il metodo canonico , appunto quello di far lievitare la pagnotta nel classico telo infarinato per poi rovesciarla, da quello, nella pentola di cottura.  La pagnotta non si apre come dovrebbe, seguendo la chiusura effettuata in fase di formazione.
Penso proprio che, presa ormai confidenza con questo metodo (uso una pala da forno inserita da subito sotto il telo con la pagnotta in lievitazione) non lo abbandonerò più.
pane-foto-da-iphonePS qui ho impartito, quasi a 3/4 del tempo di lievitazione di massa, una serie di pieghe alla Hamelman (due, a distanza di un ‘ora l’una dall’altra)