che sollievo il brunetta trombato

almeno il mio voto è servito a renderci un sindaco presentabile.
Alleggerita da una scura preoccupazione, chiarissima d’altro lato, me ne sono andata a spasso per la mia città.

Una volta cestinato, e messo nel cassonetto, il detto rifiut(at)o speciale, s’intende.

oh oh m'è sembrato di veder brunetta

prospettiva elezioni … meno male che c’é l’europa

prospettiva elezioni … meno male che c’e l’europa, inserito originariamente da fratella.

sono tornata a casa. A Venezia.

Per votare: elezioni comunali, della municipalità, regionali.

Non nutrivo grandi speranze.

Ho visto che nella terrazza superiore, molto disadorna per via di quelle povere piante che han subito il malfunzionamento dell’impianto di irrigazione, sono in piena fioritura dei narcisi gialli.

Pure quella clematis armandii che si è disseminanta nel vaso del mandarancio (e chi la sposterà più, ora) è in fioritura.

Domani, con luce migliore, vedrò che ne è dell’ osmanthus aquifolium e del jasminum sambac.

Al piano di sotto la sopravvissuta delle già rigogliose camelie ha prodotto un fiore.

Le clematidi hanno resistito, così la peonia moutan.

E sta crescendo vigoroso – mio malgrado – quel viburnum che si è installato da sè in condominio con l’oleandro.

della bellezza calligrafia del crocus



della bellezza calligrafia del crocus, inserito originariamente da fratella.

tutti a stenderci per prati e giardini, per fermare la luce che attraversa i crocus, noi flickeriani.
Io, più comodamente, mi sono stesa qua e là per il giardino, con la mia fiammante Nikon, a provare obiettivi.
Fino a quando si è levato un vento così freddo e il sole se n’è andato: allora ho desistito e sono tornata in casa.
In compagnia di un’ostinata cefalea e la schiena a pezzi.
Domenica non memorabile se non per la felicità di inattese resurrezioni, come quella dell’armeria maritima, di certe bellissime euforbie, di un tale chrisantemum di cui non ricordo che lo splendido colore, rosso rubino.

respiri di una mattina di marzo

respiri di una mattina di marzo, inserito originariamente da fratella.

ieri – venerdì – crollati chi in branda chi su una poltrona a sonnecchiare dopo una giornata frenetica, si pensava d’esser troppo stanchi per venire qui.
Ma a notte tarda la riscossa: sistemate ad occhi chiusi in macchina le masserizie solite, ustionati dal caffè bevuto quasi ancora nella macchinetta, dalla città addormentata e nebbiosa si parte per la Valle di Casìes.
Diàmine: in due ore si sarebbe lì, sotto il piumino, pronti per un bel sonno e il mattino si sarebbe pronti a lumare i crocus e chissà cos’altro la ritrosa primavera avrebbe offerto.
Nebbia leggera in banchi, lungo il primo tratto: strada noiosa e lucente per la pioggia. Anzi per la grandine, che attraversiamo perplessi formulando scongiuri per gli agricoltori.
E poi, più su in Cadore, l’incanto: basse nubi filanti, in transito e in evoluzione, illuminate, nel cielo altrove terso, dal chiarore di una luna quasi piena.  E le montagne, le Dolomiti più belle, bianche di una neve appena scesa.
Così tutto il Cadore e poi, dopo Cortina – una lepre marzolina procede per qualche tempo con noi lungo la strada – il bosco fatato e luminoso di neve e di luna.
Alle tre di notte, arrivati a casa, esco con la fida pila sul prato nostro: poca neve gelata a marezzare l’erba, d’intorno i boschi e il paesaggio scintillante, il cielo terso e stellato. “Domani chissà che giornata” mi dico prima di scivolare nel sonno.
Domani, oggi, è questo volo di rondine, il crocus bianco, la neve che evapora dai pascoli.
la speranza

ti scrivo ricordi del tempo sospeso

vola la gazza verso il bosco ed io

vola la gazza nel bianco, inserito originariamente da fratella.

indago curiosa il gelo, quelle trame sottili sottostanti, ciò che vi affiora

nonostante il gelo

Van fissate in tempo le orditure sotto il mantello invernale e la neve, ghiacciata, in cristalli sfavillanti

quelle trame sotto il gelo

tra cui occhieggia qualche timido crocus

sì sì sì siam qui tutti i fratelli!

E nostalgia, voglia di primavera, mi portano a cercare in quei sussidi di memoria, nei byte del nostro compagno più intimo, che – sperando che non mi legga chi ho sposato – è il notebook con cui scrivo 🙂

Ecco dunque i crocus, botanici, piantati nel settembre di due anni fa al pedale dei ribes, ed in fiore nell’aprile dello scorso anno, i primi giorni, nella luce radente del mattino.

Crocus quasi nidiacei: affamati, canterini.

cip cip cip cip CIP ciop

Cantico dei colchici

Fioriranno ad aprile? Prima?

Torno al presente con i papaver orientalis, robusti sfidanti dell’inverno

cedendo il gelo

I corvi si affaccendano, giù nel prato,  attorno a una traccia di talpa e una zolla affiorante

il bianco, il nero e...

La temperatura scende, è tempo di rientrare. Buona notte, mio giardino, buona notte amica Valle di Casìes.

quando candido è il tramonto

Invasate a prescindere, quando non trapiantate. Di piante, giardini, terrazze, buazze.

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