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Cucinare che passione

Brioscine che passione!

Brioscine al forno

A volte sui social network e nei forum vediamo foto di ricette irresistibili e a catena in molti si mettono a prepararle subito, appena dato un occhio in frigo e in dispensa.

Così è successo a me, che mi sono persa dietro questa piccola meraviglia, e le ho subito preparate.

Grazie a quell’amica di Mariangela Binetti che ha inoculato questo virus profumatissimo, presto diffuso!

Brioscine al forno

1 uovo

225 ml di latte intero tiepido

80 gr di zucchero

500 gr di farina 00 o manitoba o metà e metà

7 g di lievito di birra disidratato

100 gr di burro a temperatura ambiente

1 fialetta di vaniglia

1 pizzico di sale

Per la finitura:

bagnare con il latte la superfice e passare nello

zucchero semolato

preparazione

Versare nella planetaria l’uovo leggermente sbattuto, lo zucchero, il latte, la vaniglia ed il sale, mescolare bene il tutto utilizzando la foglia. Aggiungere un pò di farina con il lievito ed impastare a bassa velocità fino a quando non si otterrà un composto liscio ed omogeneo,aggiungendo il burro morbido , ed impastare fino a quando l’impasto non avrà assorbito tutto il burro. Aggiungere la farina rimanente, un po’ per volta, ed impastare fino ad ottenere un composto lucido ed elastico, morbido ma non eccessivamente appiccicoso. Versare l’impasto sulla spianatoia leggermente infarinata e lavorarlo brevemente a mano fino a quando non si attaccherà più alle mani.

Trasferire l’impasto in un recipiente leggermente infarinato e coprire con uno strofinaccio e lasciar lievitare in un luogo tiepido per1 ora circa. Stendere l’impasto ad uno spessore di 1cm o poco più e ricavare le brioscine dando la forma desiderata. Sistemare le brioscine ben distanziati uno con l’altro ,sulle teglie mettiamo la carta da forno e continuare la lievitazione coperti da uno strofinaccio, per altri 30 minuti circa, o fino a quando il volume non sarà praticamente raddoppiato. Cuocere in forno preriscaldato a 200° per 6/8 minuti.

Originariamente erano foggiate a treccioline (ma di due cilindretti intrecciati) io ne ho fatto qualche piccola ghirlanda, anche, come questa, che ho arricchito con una fotogenica conserva appena fatta, della Ferber, a base di quella zucca Hokkaido, così buona, che lei chiama Potimarron.(Julienne de Potimarron à la Vanille).

Brioscina con julienne de potimarron à la vanille

P.S. io avevo del lievito di birra compresso, così ne ho utilizzato il panetto, equivalente ai 7 gr. di lievito istantaneo e l’ho fatto far baldoria e spumeggiare un pochetto, con un po’ di latte e zucchero, nel tiepido antro del forno spento, con la sola lampadina a riscaldare.

In luogo della fialetta di vaniglia ho usato un baccello aperto lasciato in infusione nel latte, per un po’. Ho fatto, grata, tesoro dei baccelli arrivati dal Madagascar con la mia amica Giuliana Fabris e poi a me, sprofondandoli in vasi pieni di zucchero, e il profumo è superbo.

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Ma come “Niente dolcetto scherzetto”?

Ho un bellissimo Malus John Downie, che quest’anno mi ha regalato molte melette, che gli anglosassoni chiamano Crab Apple, come i frutti, in genere, di molti meli “ornamentali”. Ho fatto moltissime gelée con queste melette malmature anche a ottobre, e sottaceti. E, nel caso delle gelée, ho riutilizzato il residuo della colatura del succo per fare questa pasta, con la polpa passata e poi fatta restringere sul fuoco con zucchero e spezie a piacere. O con erbe. Non solo la pasta si può ottenere ma anche composte, da consumarsi a brevissimo, e quelle conserve che gli anglosassoni chiamano Butter o il più duraturo Cheese

Chutney di zucca da Cristine Ferber Larousse des confitures

Ho lasciato deserto il blog, che avrebbe dovuto essere un diario del mio giardino, bambino allora ma adesso alle soglie dell’adolescenza, ed eccomi qui a riprendere il filo non solo del giardino ma della smania conserviera che tante volte, nella mia vita, m’ha presa come un morbìn. Stavolta la partenza della patologia si è avviata dal mio giardino montano, per una fruttificazione, la prima importante, dell’opimo Malus John Downie, che in seguito presenterò, e che significa, oltre alla bellezza dei suoi fiori, del fogliame autunnale, dei suoi pometti appesi come ciliegie rosso chiaro, crab apple, espressione magica che suona come gelée traslucide e sott’aceti da sperimentare.
Ma comincio dalla fine e vi riporto la ricetta di questo chutney, che per la prima volta preparo.

900 gr. di zucca (700 gr. netto)
20 gr. di zenzero fresco
125 gr. di cipolle o scalogni
1/2 peperone rosso o verde
120 gr di mele verdi
120 gr. di uva passa, 120 di sucre roux (zucchero di canna integrale?Io ho usato quello)
50 cl. di aceto di malto o cidre (io ho usato aceto di mele)
4 grani di pepe nero, sale fine

Primo giorno
Pulire e tagliare in piccoli dadi la zucca.
Metterli in una terrina salando leggermente e lasciare sgocciolare tutta la notte.

Secondo giorno
Mettete i dadi di zucca in un colapasta o passino e risciacquate sotto l’acqua fredda e lasciate scolare.
Preparate lo zenzero, pelato e tagliato a fettine e la cipolla tagliata a dadini.
Tagliate il peperone à julienne sottile.
Pelate le mele e tagliatele a dadini molto minuti, scartando il torsolo.
Avvolgete zenzero e grani di pepe in un lino, chiuso con uno spago da cucina (lasciato lungo, che legherete al manico della pentola, in cottura).

Terzo giorno
Mescolate tutti gli ingredienti in una pentola non troppo grande, immergetevi il fagottino con zenzero e pepe, e portate lentamente all’ebollizione, mescolando.
Abbassate il fuoco e lasciate sobbollire per un’ora, mescolando spesso, fino ad inspessimento della conserva.
Quando tutto il liquido sarà evaporato la conserva è pronta per l’invasatura: rimuovete il fagottino e invasate a caldo.
Lasciate riposare un mese.