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Pane al grano saraceno da Eric Kayser Larousse du Pain

Il venticinque settembre milleducentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duce d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs.
Il Duca d’Auge sospirò pur senza interrompere l’attento esame di quei fenomeni consunti.
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I Normanni bevevan calvadòs.
Tutta questa storia, – disse il Duca d’Auge al Duca d’Auge, – tutta questa storia per un po’ di giochi di parole, per un po’ d’anacronismi: una miseria. Non si troverà mai una via d’uscita?

Raymond Queneau – I fiori blu (traduzione-reinvenzione di Italo Calvino).

Ecco il mio pane al Gran Saraceno 🙂

E se voleste una geniale rielaborazione in chiave sottrattiva per chi soffra di intolleranze alimentari (al glutine ma non solo) e non volesse privarsi di cose buone, ecco la “versione senza” della mia amica Fabiana, qui.

Pane grano saraceno Kayser


300 gr. di farina di frumento T65  (usata Rieper  etichetta gialla)

200 gr. di farina di grano saraceno  (usata Rieper ma, ahimè, trovato abitato il sacchetto di farina molita fine, ho ripiegato su quella più grossolana, che solitamente si usa per il noto dolce sudtirolese, e non credo che ripeterò in questo modo la prossima volta)

3 gr. di malto torrefatto (facoltativo e che io non ho)

300 gr. di acqua a 20 ° C.

100 gr. di lievito liquido (attenzione non è il lievito liquido autosufficiente, andate a vedere che cos’è)

1 g di lievito di birra fresco

10 g di sale

Nella ciotola dell’impastatrice (io ho la Kitchen Aid e l’ho fatto non a mano) aggiungere le due farine, eventualmente il malto torrefatto, acqua, lievito liquido, lievito di birra e sale (io metto il sale quando l’impasto è già mescolato). Col gancio mescolare 4 minuti alla velocità più bassa, poi 6 min a velocità elevata (io a velocità media).

L’impasto è un mappazzone, sarà che il mio era nato da un matrimonio del frumento mediterraneo con un gran Saraceno non troppo fine, e pensavo che avrebbe generato un pan-laterizio da brevettarsi per architettura bio; io ho insistito confidando nella dea della messi, ora in versione ctonia e pure sotto un’alta coltre di neve. Deve avermi sentito perché il pane non era utilizzabile come mattone né come corpo contundente. Un brevetto in meno per le tecnologie ambientaliste ma un buon pane, che col salmone preparato per pranzo si è inteso alla perfezione.

Formare una palla e coprire con un telo leggermente inumidito. Lasciate lievitare per un paio d’ore. A metà di questo tempo ripiegare l’impasto in due. Alla fine il mappazzone, dice lui, dovrebbe aver acquisito un po’ di volume.

Infarinate il piano di lavoro. Appiattire (i romani direbbero forse: “A lsaziano, e che me stai a cojonà‘?” Io l’ho pensato, eh, visto l’immutato mappazzone, comunque appiattite leggermente il già piatto’impasto formando un rettangolo di circa 18-20 cm. x 40 cm. Aiutandovi col taglia pasta dividetelo in due nel senso della lunghezza.

Piazzate i patons su un piano coperto di carta forno, copriteli con un panno leggermente inumidito e lasciate lievitare per un’ora e quaranta.

Preriscaldare il forno a 230° dopo aver piazzato una leccarda nella posizione inferiore.

Setacciate della farina di frumento sui pani e fendeteli con quattro sciabolate per parte, incrociando in modo da ottenere un motivo a losanghe. Lui la racconta male, però, perché nella foto che illustra, nel libro, la ricetta, il pane ha due sciabolate maggiori in diagonale (tra gli angoli opposti) e altre quattro parallele alle diagonali. Io dopo me ne accorsi, voi immaginate il pane senza pensare alla mia foto.

Appena prima di infornare versate 5 cl. di acqua nella leccarda calda, dice lui, io invece prima inforno e subitissimo verso i 5 cl. così che tutto il vapore mi resti imprigionato nel forno. Cuocere per 25-30 minuti.

All’uscita del forno lasciate raffreddare su una griglia.

Fougasse aux olives vertes et noires Focaccia alle olive Eric Kayser Larousse du Pain

Fougasse aux olives vertes et noires Kayser 1

Fatto il lievito, nella versione riportata da 100% Pain, libro che non posseggo, mi sono trovata ottimamente e ho continuato ad usarlo felicemente, visto che se la passa benissimo (per tre giorni dal rinfresco) su uno scaffale in cucina, in un vasotto aperto, riparato grazie a un gambaletto di nylon comprato apposta (e a volte coperto con un panno umido, anche se mi pare che non sia essenziale). Chiarisco che il lievito si utilizza tranquillamente in quei tre giorni tra un rinfresco e l’altro, almeno per il pane.

Ieri sera, appunto col lievito liquido pronto, ho preparato l’impasto per la lievitazione in massa, e poi ho messo tutto nel frigo, fatta attenzione alla temperatura del ripiano, quello più alto e meno freddo (10°, se non ricordo male, in ogni caso è bene che non si lascino i lieviti naturali a meno di 8° perché in quelle condizioni certe classi di microorganismi muoiono e si perdono qualità del lievito, e del pane)

500 gr. farina di frumento (nella classificazione francese T65, io ho usato Rieper etichetta gialla)

320 gr. di acqua a 20°

100 gr. di lievito liquido (io usato quello descritto in 100% Pain, questo qui)

5 gr. di lievito di birra fresco (oppure gr. 2,5 di lievito secco istantaneo attivo Mastro Fornaio)

10 gr. di sale, possibilmente marino grezzo

30 gr. di olio di oliva (nell’impasto) + un paio di cucchiai che serviranno alla fine, da pennellarsi sul pane appena sfornato

200 gr. di olive snocciolate verdi e nere

100 gr. di formaggio Emmental grattugiato

Io non avevo voglia di preoccuparmi dell’impastatrice e così ho fatto tutto a mano, ma nel libro si trovano le istruzioni per utilizzare l’impastatrice.

Avevo del lievito di birra fresco e l’ho stemperato in parte dell’acqua, Nel frattempo ho setacciato la farina (se usate il lievito citato mescolatelo alla farina) e l’ho messa in una ciotola abbastanza ampia, per iniziare lì l’impasto. Ci ho ricavato un nido nel mezzo e ci ho versato metà dell’acqua, il lievito liquido, il lievito di birra disciolto e il sale (il sale messo alla periferia della farina.
Ho iniziato a impastare coinvolgendo via via più farina, usando la mano a mo’ di gancio, poi ho aggiunto il resto dell’acqua e l’olio, fino ad intridere tutta la farina.
A quel punto ho capovolto la ciotola e aiutandomi con una spatolina di plastica ho versato l’impasto sull’asse di lavoro anzi, non occorrendo tanto spazio,  ho usato un piano in marmo di un piccolo ex comodino, più comodo per me rispetto alla spianatoia.
Ho lavorato a mamo l’impasto, molto colloso, fino a quando m’è parso liscio a sufficienza (ancorché molto appiccicaticcio, ancora) e grintoso ed elastico. Ho aggiunto le olive, rozzamente tagliate/schiacciate, ho formato infine una palla che, con saldatura in basso, ho messo in una terrina leggermente oliata, coperto con pellicola, e messo in frigo, sul ripiano più alto, tutta la notte.

(Altrimenti ci vogliono due ore di lievitazione a temperatura ambiente e, a metà tempo, si piega in due l’impasto)

Il mattino successivo, oggi, ho tirato fuori la ciotola con l’impasto bello lievitato e l’ho lasciato rianimarsi a temperatura ambiente. Nel frattempo ho rifocillato il lievito liquido naturale, come da istruzioni di mantenimento. Tenete presente che ci vuole un’ora abbondante, per riportare a temperatura l’impasto che ha passato ‘a nuttata in frigo, a volte due.

Fougasse aux olives vertes et noires Kayser 0
Rovesciato l’impasto sulla spianatoia infarinata l’ho diviso in quattro parti, dando loro forma dapprima a palla e poi arrotolandole per ottenere una forma oblunga. e lasciandole riposare per un quarto d’ora, con la saldatura verso il basso, sotto un telo.
Per ognuna delle forme così divise, sulla spianatoia leggermente infarinata e spazzolata (non dobbiamo intrappolare farina nelle pieghe) ho appiattito, leggermente, l’impasto e l’ho piegato in tre, tendendolo, come si fa con una lettera commerciale da imbustare. Questo è un passaggio che in questa ricetta viene omesso dall’autore, io l’ho fatto, senza rendermi conto che non era previsto, e poi ho ripiegato in due.

Kayser usa il mattarello (io no) per ottenere delle sfoglie spesse un paio di cm. e lunghe 20, io l’ho fatto a mano. Lui ha messo il formaggio e io no, per fare ciò si distribuisce il formaggio grattugiato su della carta forno e, pennellate con acqua le focacce, che vanno ribaltate sul formaggio e poi rimesse su un piano ricoperto da carta forno (col formaggio in vista).

Fatto questo si passa all’intaglio, a spiga, con un taglia pasta per pizza (coltelli impossibili da usare), si dilatano i tagli, si decora con qualche oliva lasciata intera/ammezzata.

Coprire con un telo inumidito  e lasciar lievitare per un’ora.

Nel frattempo portate il forno a 235° C dopo aver inserito una leccarda nella posizione più bassa- Immediatamente prima di infornare gettate 5 cl. di acqua calda sulla leccarda arroventata (siate veloci, di modo da ritenere il vapore nel forno.

Fate cuocere per 4 minuti, poi per altri 9 a 220° C.

Appena sfornati pennellare con olio e raffreddare su gratella.

Pane di segale alla maniera di Eric Kayser Larousse du Pain

Pain de seigle Kayser Larousse du Pain

Non mi convince  – ed è la seconda volta che provo questa ricetta – la parte dedicata alla formazione delle pagnotte.  Non c’è l’elasticità sufficiente per ripiegare in tre e poi in due, secondo me, anche se è quel che ho fatto due volte. Poco convinta.
E poi trovo che nelle ricette altoatesine del pane di segale, da ricettari sicuri, la temperatura dell’acqua sia caratteristicamente più elevata (intorno ai 30 gradi sia per le pagnotte venostane doppie, che per quelle pusteresi, che per il solito filone di pan di segale). Leggo di riporto, da siti web  e blog, di una ricetta di Bonci, che utilizza una non meglio specificata “acqua calda”.

  • 350 gr. di farina di segale o T 130 T 170 (usata Rieper segale)
  • 150 gr. di farina 65 T (usata Rieper etichetta gialla)
  • 360 gr. di acqua a 20 °
  • 100 gr. di lievito liquido (attenzione non è il lievito liquido autosufficiente, andate a vedere che cos’è)
  • 2 g di lievito di birra fresco
  • 10 g di sale

Nella ciotola dell’impastatrice (io ho la Kitchen Aid e l’ho fatto non a mano) aggiungere le due farine, acqua, lievito liquido, lievito di birra e sale (io metto il sale quando l’impasto è già mescolato). Col gancio mescolare 7 minuti alla velocità più bassa, poi 1 min a velocità elevata (io a velocità media).

L’impasto è molto appiccicaticcio, formare una palla e coprire con un telo leggermente inumidito. Lasciate lievitare per un’ora. Alla fine  la pasta, dice lui, dovrebbe aver acquisito un po’ di volume e delle bolle dovrebbero formarsi sulla superficie. Io, di questa lievitazione e bolle viste pochissime o veruna traccia.

Infarinate il piano di lavoro. Dividere l’impasto in due o tre pezzi di uguale peso. Dare loro la forma di una palla. Coprire con un panno e lasciate riposare 15 minuti.

Spianare la pasta leggermente con il palmo della mano. Piegate di un terzo la pasta sovrapponendola alla base, fermando la chiusura con la mano. Girare di 180 gradi, piegare un po ‘più di un terzo, e premere nuovamente sulla congiunzione allo strato sottostante. Piegare ulteriormente  a metà nel senso della lunghezza e saldare i bordi premendo ancora con la base della mano. Rotolare per dare al pane una forma ovale. Continuare così per le altre forme.

Mettere le forme, con la saldatura verso il basso, su un canovaccio ben infarinato, sollevandolo come in onde laterali tra una forma e l’altra per separarle e farle levare al meglio (si può anche mettere la pasta direttamente su un piano foderata con carta da forno). Setacciare la farina di segale sulla pagnotte. Incidere fin d’ora la superficie del pane in tagli obliqui paralleli a distanza di un dito l’uno dall’altro. Lasciate lievitare per un’ora. Trascorso questo tempo piccole bolle appariranno sulla superficie dei pezzi di pasta (a mia insaputa :-)) e le incisioni divergono.

Dopo una mezz’ora ricordarsi di preriscaldare il forno a 225° dopo aver piazzato una leccarda nella posizione inferiore. Porre delicatamente i pani su un’altro piano foderato di carta forno. Appena prima di infornate, versate 5 cl. di acqua nella leccarda calda. Cuocere per 30 minuti.

All’uscita del forno lasciate raffreddare su una griglia.

Le pain de campagne Eric Kayser Larousse du Pain

Pain de Campagne

Sempre da Le Larousse du pain oggi ho preparato questo bel pagnottone, del peso di quasi un kg. 

Ho ancora utilizzato il lievito nella versione riportata da 100% Pain.
Ho usato, questa volta, l’impastatrice, una grande Kitchen Aid professionale che sembra uscita da Alien,  e mi sono messa di buzzo buono a rifarmi due calcoli di temperatura, riprendendo in mano un vecchio foglio di Excel fatto qualche tempo fa. Poiché la temperatura ottimale di un impasto si colloca tra i 75 e i 78 gradi F. (24-25 gradi C., se non erro) ho applicato la formula di Hamelman giocando sulla temperatura dell’acqua per ottenerla. Se volete sapere come ecco qui.

50 gr. farina di segale (Rieper)

450 gr. farina di frumento (nella classificazione francese T65, io ho usato Rieper etichetta gialla)

340 gr. di acqua a 20° (questa la ricetta ma io l’ho usata a 17 gradi (per via dell’impastatrice, e avrei dovuto usarla ancora più fredda – vedere il calcolo di Hamelman)

100 gr. di lievito liquido (io usato quello descritto in 100% Pain, questo qui)

2 gr. di lievito di birra fresco.

10 gr. sale (e io mi trovo benissimo col sel de Guérande, grezzo, che ha molti altri minerali)

Nel libro si trovano anche le istruzioni per utilizzare l’impastatrice: 4 minuti a velocità bassa, 7 a velocità più alta. Io invece ho lavorato 2 minuti e 1/2 al minimo e 4 a media velocità, mettendo il sale dopo il primo impasto al minimo..

Raccogliete l’impasto a palla e lasciate lievitare per due ore sotto un lino umido (a me, così a contatto, si attacca, quindi lo metto sotto una pellicola leggermente oliata), a metà tempo piegatelo in due.

Riformare a palla, delicatamente, l’impasto e lasciar riposare una mezz’ora sotto un telo.

Appiattito delicatamente l’impasto con il palmo della mano, piegatelo di un terzo, come fareste con un foglio di una lettera commerciale, sull’impasto sottostante premendo con le dita per saldare il lembo all’estremità,  ruotate di 180 gradi, ripiegate per più di un terzo l’altro lembo premendo nuovamente sul lembo estremo, per chiudere. Ora piegate in due l’impasto nel senso della lunghezza, saldando con la pressione della base della mano.

Facendo rotolare l’impasto su sé stesso impartirgli una forma ovale e bombata nel centro.

Mettere l’impasto, con la chiusura verso l’alto, su un telo ben infarinato e coprirlo con un telo leggermente umido (ok, io ci ho riprovato e mi si è riattaccato qua e là :-() e lasciate lievitare 1 ora e mezza.

Preriscaldare il forno a 230, con la solita leccarda messa fin dall’inizio sulla griglia inferiore.

Capovolgere la forma su una placca (io sulla pala per infornare) ricoperta con carta forno. Ora la chiusura della forma è rivolta verso il basso.
Incidere il pane o una sola volta, quasi a tutta lunghezza oppure impartire due tagli trasversali.

Immediatamente prima di infornare versare 5 cl. di acqua nella leccarda per generare il vapore. Dopo 10 minuti abbassare la temperatura a 210° C. e proseguire per altri 15 minuti.

Raffreddare su gratella.

Affettami!

Le gros pain (magari! Nel mio forno non ci sarebbe stato) Eric Kayser Larousse du Pain

Le gros pain Kayser alveoli

Oh, bene!
Segnalato dal mio caro amico Giovanni de Biasio, il Larousse du Pain aveva inferto una ferita nel mio cuore, sanata infine con l’arrivo del detto desiato libro qui a casa, tra le nevi candide, e farine e lieviti, in Valle di Casìes, ieri sera.
In questi giorni avevo curiosato in siti e blog francesi e inglesi, oltre che nostrani, circa un lievito liquido impiegato da questo grande panettiere alsaziano, con botteghe in Francia e qualcuna per il mondo, Eric Kayser. Fatto il lievito, nella versione riportata da 100% Pain, libro che non posseggo, ho provata qualche ricetta; due, dubitando che fossero citate con esattezza, e ibridandole con una tecnica di manipolazione appresa, giusto a citarne uno,  nel libro di Hamelman. Per chi volesse curiosare stanno qui, la baguette, e qui, la ciabatta. Esperimenti molto provvisori.
Oggi, col lievito liquido pronto, anche se nella versione di 100% Pain (penso sia ottima la versione del Larousse, in cui si prendono le mosse dalla farina di segale, da molti autori stimata miglior punto di partenza di un qualsiasi levain) ho fatto Le gros pain. Tramutato da due gros pains da 460 gr. circa in quattro pani più piccoli, a causa del forno.
Devo dire che sono venuti benissimo (incisioni a parte per via di una non più ritrovata idonea lama, celata in chissà quale scatolo di attrezzi dal mio signor marito)  e ne sono contenta, anche se ho dovuto molto esercitare l’arte della pazienza per via dell’estrema collosità dell’impasto, una sfida anche per chi si credeva una veterana degli impasti molto idratati e appiccicaticci.

500 gr. farina di frumento (nella classificazione francese T65, io ho usato Rieper etichetta gialla)

330 gr. di acqua a 20°

100 gr. di lievito liquido (io usato quello descritto in 100% Pain, questo qui)

3 gr. di lievito di birra fresco (oppure gr. 1,5 di lievito secco istantaneo attivo Mastro Fornaio).

Io ho fatto tutto a mano, ma nel libro si trovano le istruzioni per utilizzare l’impastatrice.

Io setaccio sempre la farina e così ho fatto, sull’asse di lavoro, vi si crea un nido abbastanza ampio ove si verserà l’acqua, riservandone un po’ nel caso si utilizzi il lievito di birra fresco, per rianimarlo, più tardi. A poco a poco, mescolando via via farina ed acqua, intridere tutta la farina e lasciare riposare, in autolisi, per un’ora, coperto da un telo leggermente umido. Quanto mancano una ventina di minuti rianimate il lievito di birra. solo se fresco o non istantaneamente attivo, con l’acqua messa da parte.Incorporate il lievito naturale e il lievito di birra e il sale. Lavorate per bene l’impasto, ossigenandolo, fino a quando non sia elastico e liscio.

Raccogliete l’impasto a palla e lasciate lievitare per un’ora e un quarto sotto un lino umido (a me, così a contatto, si attacca, quindi lo metto sotto una pellicola leggermente oliata, oppure lo metto in una ciotola e copro.

Infarinare il piano di lavoro e dividere l’impasto in due parti (così lui) ognuna di 460 gr. circa (io ne ho fatti idi più piccoli). Date loro una forma allungata facendoli rotolare su sé stessi. Lasciate riposare per una mezz’ora, coperti.

Impartite loro la forma in questo modo: appiattite con leggerezza un poco il primo pezzo e piegatelo come fareste con un foglio di corrispondenza, a tre, per imbustarlo. Incominciate piegando un terzo dell’impasto su sé stesso, premete col palmo della mano sulla linea di confine, ovvero al margine di quel terzo, sovrapposto al primo strato. Ruotate di 180 gradi e ripiegate l’altro strato un po’ di più di un terzo, premendo come sopra sulla linea di margine. Infine piegate, questa volta in due nel senso della lunghezza saldando i bordi col palmo della mano. Fate rotolare sotto le mani questo rozzo cilindro fino alla lunghezza ottimale per il vostro forno, arrotondado gli estremi. Procedete così col resto dei pezzi.

Ponete i pani su una placca ricoperta da carta da forno, con la chiusura di sotto e lasciate lievitare, coperto, per un paio di ore.

Portate il forno a 230° C dopo aver inserivo una leccarda nella posizione più bassa- Prima di infornare date tre colpi di lama  leggermente obliqui su ogni pane, immediatamente prima di infornare gettate 5 cl. di acqua calda sulla leccarda arroventata (siate veloci, di modo da ritenere il vapore nel forno.
Fate cuocere per 35 minuti.

Come faccio io: io porto il forno a temperatura ancora più alta, al massimo, dopo i primi dieci minuti abbasso la temperatura, sfiato l’eventuale umidità residua e procedo. A fine cottura lascio i pani nel forno spento per cinque-dieci minuti.
Raffreddare su gratella.

Le gros pain Kayser