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Citron confit Limoni lattofermentati (a secco sotto vuoto) Preserved lemon

limoni appena messi sotto vuoto, salati a secco

Tra i primi fermentati che ho sperimentato si annoverano i limoni.
Lattofermentazione e questa volta sotto vuoto. L’altra ricetta, che mi aveva dato buoni esiti era questa, di Claudia Roden.
Oggi ho appena ricevuto gli agrumi di Arance da gustare, con dei limoni strepitosi, e li provo, per la prima volta, sotto vuoto. Ovviamente la buccia è edibile, il produttore già li spazzola e io li ho puliti ulteriormente sotto l’acqua corrente asciugandoli e tagliandoli a croce, ottenendo come dei boccioli florali. Che ho riempito di sale, sale integrale marino, nel mio caso, aggiungendone ancora fino a concorrenza del quantitativo stabilito.
La proporzione limone/sale è la seguente: 120 g. di sale su 100 g. di limoni. E’ importante che il sale non sia iodato, perché lo iodio ostacola la fermentazione.
Etichettate con la data: dopo 4 mesi, come minimo, dovrebbero essere pronti.
La cara amica Silvia mi ha mandato il link a questo video, che vi consiglio di vedere, in cui seguire questo semplice procedimento, presentato da Igles Corelli.
Gli utilizzi sono molteplici: io li apprezzo molto con il pollame, e con il pesce sono superlativi. Conferiscono un tocco extra anche al riso, quello semplice semplice, in bianco.

Confettura di Zucchine Serpente: Ricetta Siciliana

Iniziamo dalla fine 🙂

confettura di zucchine serpente!
confettura zucchine serpente
confettura zucchine serpente siciliane

Ma un minimo di flashback: ieri ho raccolto una zucchina serpente, o da pergola, siciliana. Nel mio orto ne ho piantate due e sono cresciute a dismisura (anzi, a loro misura) e quella che ho raccolto era cresciuta al primo piano della cascina, di fronte a casa. Lunghissima: un metro e più.
E’ un esperimento perché mi pareva troppo cresciuta per questa preparazione, ma ci ho provato, e credo sia riuscito.
Si pela con un buon pelapatate, la buccia l’ho destinata al compost così come la parte centrale della zucchina, contenente i semi, ancora in fieri. Per far ciò ho tagliato per il lungo la zucchina usando uno scavino (poi sostituito con un più utile cucchiaio per mangiare i pompelmi tagliati a metà) e ho rimosso la parte spugnosa interna.
Poi ho tagliato a fettine per il lungo e poi, in senso inverso, ho ricavato dei minuti tocchetti.
Ho pesato, messo nella pentola che ho poi utilizzato il giorno dopo, e ho aggiunto ancora qualcosina fino ad arrivare a 1 kg (per mia comodità), ho aggiunto il 60% di zucchero. 600 g. su 1 kg. Mescolato il tutto, ho coperto le zucchine con un piatto e, messo un velo di pellicola trasparente, ci ho posto sopra un peso, un vaso come questo, qui sotto, riempito di acqua, e ho riposto il tutto in frigo, a macerare: tutta notte (basterebbero 4 ore). Ecco il giorno dopo, tratto dal frigo: molto liquido di macerazione, lo zucchero tutto disciolto. NON si butta via nulla, il liquido di macerazione, ormai sciroppo, servirà durante la cottura.

Cottura: rimosso il vaso, la pellicola, il piatto, dobbiamo aggiungere le spezie.


Io ho usato: le zeste di un limone e il suo succo, i semi ricavati da 4 baccelli di cardamomo verde, i semi di un baccello di vaniglia (2-3 cm) e il relativo baccello, alcuni fiori di jasminum grandiflorum, che ora profumano il giardino e, ma credo non la userò più, pochissima cannella in polvere, ma proprio un’ombra in punta di coltello.


Come ho proceduto: le zeste direttamente nella casseruola di cottura, così il succo del limone, filtrato, e i semi di vaniglia. Il resto l’ho inserito in una di quelle retine in cui spesso si mette il tè e l’ho chiuso, e legato a un manico con spago da cucina. Qui sotto ecco come si presenta la confettura in fieri, non molto dopo l’inizio della cottura.


In tutto un’ora e mezza di cottura, da inizio ebollizione (poi vedremo se ho fatto bene). Non so per quale motivo non riesco ora a caricare il video e vabbuò, cercherò un altro modo 🙂
A fuoco spento ho usato il frullatore a immersione per uniformare, anche se grezzamente, il tutto, a seguire la ripresa del bollore per un momento e via nei vasetti sterilizzati, i coperchi in attesa puliti benissimo e lasciati in acqua molto calda. Vasetti subito capovolti e, per questa volta, non pastorizzerò a bagnomaria.
Sono grata per la ricetta, seguita pedissequamente, tranne che l’aggiunta extra di fiori di jasminum grandiflorum, suggerita dall’amica Anita Riotta, a questo verbosamente simpatico signore.
https://youtu.be/BF1m7wDVcKs?si=DXk6JspcUSTHShSq

prova con zucchina molto cresciuta. Zeste e succo di un limone, semi di vaniglia direttamente nella casseruola, nel filtro da tè invece: i semi ricavati da 3 baccelli di cardamomo verde, 6 semi di coriandolo indiano, i fiori di jasminum grandiflorum. Indecisa su cannella.

Schiacciatissima di patate all’insegna del risparmio

Oggi non è una giornata così fredda da dover accendere la stufa (cucina a legna ma di quelle censite come stufe, a cui occorre molta legna per cucinare, sia su piastra che su forno).
MA: dovevo sterilizzare i vasi in cui metterò, nel pomeriggio, le olive in salamoia (l’ho fatto nel forno, a temperature di circa 150 gradi, mentre era in corso il riscaldamento), dovevo cucinare un tegame di piselli, un po’ di carne per i cani, poca cosa, e dei wuerstel. Così ho unito le cose.
Tornando al punto: ho fatto una schiacciata molto sobria, non come quella fatta l’altro giorno, seguendo questa ricetta, ottima peraltro, cucinata nel forno elettrico.

Le dimensioni della teglia per la cucina economica sono molto più ridotte: 27×39 (misurando l’interno) così ho cambiato le dosi in questo modo:
Patate (sono andata ad occhio, le ho tagliate con l’affettatrice, considerando la teglia che avrei composto) .
Ho fatto una pastella, con la frusta, con:
farina 170 g.
acqua 270 g.
olio (sono andata a peso) 40 g. (extra vergine di oliva)
sale, pepe
foglie di rosmarino appena raccolte, 1 tallo di cipolla egiziana ligure (1 foglia) appena raccolto.
Stop, versione da povery senza parmigiano 🙂
Meglio organizzarsi così:
(alimentare preventivamente la stufa con buona legna secca e tenere d’occhio il termometro del forno, indicativamente da utilizzare a 200-220 gradi)
Affettare le patate sottilmente (chi vuole tenere la buccia non avrà che da nettare bene le patate, magari con una spugnetta abrasiva (lato verde) oppure con della paglietta d’acciaio, quelle riccioline.) Io preferisco l’affettatrice, altri la mandolina (fate attenzione!)
Sciacquare le patate, cambiando l’acqua fino a quando non risulti trasparente, a quel punto lasciare in ammollo un quarto d’ora.
Nel frattempo preparare la pastella: riunire tutti gli ingredienti, tranne le erbe aromatiche, da aggiungersi dopo, in una ciotola, usare la frusta fino a ottenere la pastella. Ci vorrà pochissimo per un composto senza grumi.
Scolare le patate, a tempo di ammollo finito, e asciugarle un pochetto con carta da cucina.
Inserire le patate nella pastella e mescolate molto bene, di modo che ogni patata sia avvolta dalla pastella.
Foderare con carta forno la teglia (io l’ho usata tale e quale, senza spennellarla (intesa la carta forno) con olio) e aggiungere il mix patate e pastella, distribuendo bene il tutto per ottenere uno strato uniforme.
Infornare e a ognuno la sua stufa :))) io chi ho messo più di una quarantina di minuti, e la temperatura era scesa nel frattempo, per poco, a 180 gradi.



Chiffon cake semplice

La mia prima chiffon cake, riuscita ottimamente, l’ho fatta seguendo le indicazioni di questo video del pasticcere Simone Esposito. Ho poi modificato piccoli dettagli, minimi aggiustamenti.

Ingredienti prima parte: (Ricetta per stampo chiffon cake da 24cm.)

7 tuorli d’uovo medi 140g circa

150g zucchero semolato

180ml acqua

100 g. olio di semi di girasole o altro (io girasole)

1 bustina lievito per dolci 16g

1 bustina vanillina o vaniglia (sostituita con cucchiaino di vaniglia in polvere)

1 pizzico di sale

Scorza di mezzo limone grattugiata (io anche di uno, soprattutto se piccolo) . Ovviamente limoni bio, o senza trattamenti post raccolta.

300g farina 00

Lavorazione prima parte:

dovete utilizzare una ciotola molto capiente, visto che alla fine inserirete una meringa di 7 albumi, montati a neve fermissima.
Nella ciotola iniziate a versare l’olio, poi i tuorli e lo zucchero.
Stemperate con una frusta (il composto non deve montare), è cosa brevissima, aggiungete l’acqua (a temperatura ambiente), continuate a lavorare con la frusta, aggiungete le zeste e il sale.
Nella ciotola in cui avete inserito la farina aggiungete il lievito, la vaniglia in polvere e mescolate un poco, per distribuire al meglio le diverse polveri.
Aggiungete al composto di uova ecc… la farina setacciata con lievito e la vaniglia.
Lavorate sempre con la frusta.

    Ora si passa alla seconda parte:

    Ingredienti seconda parte:
    7 albumi
    1 bustina cremor tartaro 8-10 g
    140 g. zucchero semolato

    Lavorazione seconda parte:

    in una ciotola pulitissima montare a meringa ferma gli albumi (sono 7, all’incirca 400g.) Come gli albumi iniziano a montare aggiungere il cremor tartaro, mescolato a un po’ di zucchero, e il resto dello zucchero (zucchero in totale per montare gli albumi = 140 g.).
    Una volta montati a neve fermissima gli albumi (o prima, a seconda dei tempi di preriscaldamento del vostro forno) accendete il forno, statico, a 155 °.
    Amalgamate delicatamente, via via a cucchiaiate, gli albumi montati con la base di uova, farina ed altro, lavorate dal basso verso l’alto, con cura.
    Versate il composto, bello gonfio e uniforme, nello stampo perfettamente asciutto, pulito e sgrassato (fondamentale che non vi siano olio o altri grassi o farina), livellate con una spatola e infornate sul ripiano più basso.

    Cottura 150°-160° ( io 155 ° 80 minuti) in forno statico, calore sopra e sotto, per circa 80-90 minuti, dipende dai forni.
    Verificate la cottura con lo stecchino, che deve uscire perfettamente asciutto.
    Una volta estratto dal forno lo stampo deve essere immediatamente rovesciato e così deve restare, capovolto e sui piedini, per diverse ore, non meno di 4 o 5, io lo lascio tutta la notte.
    Per sformare si fa così: si usa un coltellino fine, se occorre, di lunghezza opportuna per liberare i lati della torta. La torta dovrebbe, rimossa la parte principale dello stampo, appoggiarsi sulla lato più largo, quello che in cottura era quello superiore ed ora ne è la base. Resterà il secondo pezzo dello stampo e con un coltellino andrà, con delicatezza, anche da quello liberato il dolce.

    Nessuna preoccupazione se i segni del nostro intervento col coltellino saranno visibili: su tutta la torta verrà distribuito, con un setaccino, lo zucchero a velo.

    Volendo impermeabilizzare lo zucchero a velo potreste farvelo voi, anche a partire dallo zucchero semolato (purché abbiate un tritatutto veramente robusto) :
    Ingredienti: (per un po’ meno di 400 g di zucchero a velo)
    Zucchero semolato 350 g.
    Amido di mais 10 g.
    (io uso il bimby e frullo un po’ a occhio) .
    Per renderlo più resistente all’umidità grattugiate 20 g di cioccolato bianco, e aggiungetelo alla miscela già polverizzata, azionando di nuovo il bimby a più riprese.

    Brodo vegetale (semi conserva da refrigerare)

    Devo all’infallibile Stefano Arturi questa ricetta, dal libro The Vegetarian Option, di Simon Hopkinson. Ho comprato il libro, tratta parecchio in inganno dal titolo. Non che cercassi ricette vegane però l’uso di panna, panna acida, burro è a mio parere troppo diffuso in questo testo: io devo badare a una dieta con meno grassi di questo tipo, e nella maggior parte delle ricette questi meravigliosi ingredienti sono presenti.
    Questo ottimo brodo (con aggiustamenti miei) è tuttavia esente da questa critica, e non è presente alcun grasso.

    Ora vi racconto (non badate alla didascalia sotto la foto del residuo solido, ristrette e saltate in padella, con poco olio, quelle verdurine sono ottime, tutt’altro che insapori).

    L’autore usa i vasi ‘Le Parfait’ da 750 ml ognuno, ed usa una capiente pentola per pastorizzarli a bagnomaria.
    Io uso i vasi Weck della stessa capienza (si possono riempire quasi fino all’orlo, a differenza di altri vasi) e il fido pentolone elettrico Weck, completo di termostato, timer e, pure, rubinetto di svuotamento. Ho rimosso i teli inseriti tra i vasi, con questa pentola non sono necessari.
    Sopra i 6 vasi da 750 ml, e nello spazio centrale, ho inserito i vasetti (più bassi) con la pappa pesata per i miei cani, così in un solo colpo pastorizzo il bouillon e le loro pappe.
    Nelle pentole Weck i vasi della stessa marca si possono sovrapporre e non occorre, per giunta, che il livello dell’acqua copra interamente il livello superiore; tutto ciò, a mio vedere, segna molti punti a favore per questi prodotti.


    A queste considerazioni si aggiunga il fatto di poter impostare il timer, che parte al raggiungimento della temperatura impostata. Di conseguenza, visto che queste preparazioni, a differenza di altre, si lasciano nel bagnomaria fino a raffreddamento, si possono preparare i vasi, inserirli nell’acqua (in questo caso a freddo), e accendere la macchina alle 23 di sera, usufruendo della tariffa minore in fascia F3 (se avete contratti di questo tipo). E andare a nanna :))

    La ricetta nella sua versione:

    (io ho raddoppiato le dosi, per un totale di 6 vasi da 750 ml ognuno, di seguito le dosi raddoppiate)
    200 g. di ognuna delle seguenti verdure, a pezzetti:
    carote, porri (parti bianca e verde), sedano.
    200 g. funghi champignon, a lamelle sottili,
    500 g. di cipolle bianche, mondate e tagliate a pezzetti,
    400 g. pomodori maturi, a pezzetti.
    steli di prezzemolo (un paio di manciate)
    per ogni vaso: 1 spicchio d’aglio, 1 foglia di alloro, 7 grani di pepe nero, 1 tsp (misura inglese, cucchiaio da tè) di sale di Maldon (!)

    Come sempre, quando leggo una nuova ricetta, ho replicato le sue stesse proporzioni (purtroppo avevo solo del sedano bianco, che certo non è il massimo, anzi) e ho dimenticato l’alloro.

    Il risultato non mi è piaciuto moltissimo, soprattutto per la presenza troppo marcata delle cipolle, per giunta i pomodori a disposizione ora, ad aprile, non sono certo quelli estivi e la maturazione artificiale in serra lascia a desiderare.

    MA


    Con le mie modifiche (mi sono presa delle libertà perché non è una conserva, se non una conserva a breve, e refrigerata) è venuto un bouillon sontuoso!

    Bouillon Claudia – Ingredienti:
    200 g. rispettivamente di carote, porri (parti bianca e verde), sedano VERDE del mio orto, molto profumato e aromatico, patate e funghi champignon.
    Ho escluso del tutto le cipolle, ho supplito alle deficienze dei pomodori di serra (peraltro ciliegini di Pachino) usandone 200 g. e aggiungendo a ogni vaso 1 tsp abbondante di doppio concentrato di pomodoro (Mutti) .
    Come l’autore per aglio, alloro, steli di prezzemolo, pepe nero.
    Sale normalissimo marino 1 tsp per vaso e, sempre per ogni vaso, ho aggiunto un tsp di lievito alimentare e 10 g. di scorza di parmigiano reggiano ben nettata.

    Procedimento:
    Ovviamente vasi e coperchi pulitissimi (non che occorra sterilizzarli).

    Preparare le verdure, tranne le ultime che si metteranno alla fine, vaso per vaso, mettendole, e mescolando via via, in una capiente terrina.
    Iniziate inserendo metà del contenuto finale in ogni vaso, inserendo equamente ciò che va messo vaso per vaso.
    Aggiungete il resto dei vegetali e l’acqua (se non avete i vasi Weck fermatevi a circa 2 cm dal bordo) e il sale, e il lievito alimentare, se farete come me) .
    Chiudete i vasi, riempite la pentola di acqua fredda e impostate il timer a 2 ore e il termostato a 90 gradi. Oppure state accanto alla pentola sul gas o su altro fornello, riscaldate lentamente e al fremito dell’acqua contate due ore.
    Lasciate raffreddare il tutto prima di estrarre i vasi e metterli in frigorifero.
    Al momento dell’uso (saranno sotto vuoto) apriteli e filtrate con un semplice colino il brodo. Sarà limpido, vedrete.
    Ottimo con gnocchetti di gries, con quelle crepes tipo Frittatensuppen (anche inventandosi al momento una pastella con uova, latte, farina, magari con qualche erbetta aromatica appena raccolta, lasciata riposare un pochetto , cotta in strato sottile (arrotolata e poi tagliata di sbieco sempre molto sottili))